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“I partiti clandestini? Un pericolo E credevo fosse finito dopo le Br”

La procuratrice del Piemonte, minacciata dal Nuovo Pci, commenta le azioni della sigla comunista: “Quei metodi non hanno a che fare con la democrazia. Più naturale essere sotto scorta per la camorra”

Lucia Musti procuratore generale della repubblica durante l'naugurazione dell'anno giudiziario 2025 presso il Palazzo di Giustizia Bruno Caccia di Torino, 25 Gennaio 2025 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Lucia Musti, procuratrice generale del Piemonte e della Valle d’Aosta, è stata minacciata dal Nuovo Pci e dai Carc che l’hanno definita un’esponente della «mafia del Tav».

Procuratrice, il metodo clandestino è un pericolo? Lei è anche stata minacciata.

«I metodi clandestini non sono democratici. Non hanno nulla a che fare con il nostro assetto costituzionale. Nel caso che mi riguarda, la minaccia è stata pubblicata sul sito del Nuovo Pci soltanto dopo aver sollevato una vera e propria “bomba mediatica” nei miei confronti. In buona sostanza, la lunga e insultante minaccia profferita al mio indirizzo prima ha avuto diffusione mediatica, un paio di giorni dopo è stata pubblicato sul sito, a fianco di una immagine di Antonio Gramsci. Il tutto ai danni di un magistrato che si è trovato all’improvviso - coinvolto in questa vicenda».

Le modalità sono insidiose.

«Tutto ciò che è clandestino complica le indagini. E anzi le rende più complesse, con conseguente affinamento delle tecniche di indagine e, in tal senso, pubblici ministeri e polizia giudiziaria sono attrezzati e professionalmente dotati. La novità è ormai rappresentata da tutti gli strumenti forniti da internet, compreso il dark web. Sono modalità nuove di muovere e organizzare le masse al di fuori dei tradizionali metodi di confronto; si tratta di modalità impalpabili, non posso che ritenerle più insidiose della media».

Ma esiste un pericolo reale?

«Apprendo da lei che la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per associazione sovversiva con finalità di terrorismo verso alcuni soggetti appartenenti ai Carc. Come avviene sempre nel caso di una notizia di reato, si apre il focus da parte dei magistrati del pubblico ministero che svolgono e coordinano l’attività di indagine ritenuta utile allo scopo accertare la realtà dei fatti ed, eventualmente, determinarsi di conseguenza attraverso l’esercizio dell’azione penale. Certamente trattasi di fenomeno criminale che- tenuto conto delle finalità eversive e dei metodi clandestini utilizzati per nulla democratici, amplificati attraverso l’utilizzo del web e che peraltro non hanno confini nazionali -sia opportuno fare luce nell’interesse della collettività».

Vive sotto tutela da molti anni, adesso anche per questa vicenda.

«Sì, sono sottoposta a tutela, anche se nel corso del mio percorso professionale di 44 anni non sempre sono stata sottoposta a scorta in quanto è accaduto che non vi fosse un pericolo attuale e concreto per la mia incolumità. Peraltro, sono giunta a Torino già tutelata a causa delle attenzioni riposte nei miei confronti dalla ndrangheta. Vivo questa situazione in maniera diversa rispetto a precedenti fonti di minacce (Uno bianca, satanisti, clan dei casalesi ecc..) ovverosia, se dovessi stilare una sorta di ipotetica graduatoria dei soggetti da cui ci si può aspettare una minaccia, mi sembrerebbe quasi più fisiologico riceverla dalla criminalità organizzata che da un partito clandestino, una realtà che ritenevo appartenesse ormai a un passato lontano della nostra storia».

Si aspettava di nuovo fenomeni di questo tipo?

«Credevo che, con la sconfitta politica delle Brigate Rosse, tutto questo fosse stato definitivamente seppellito. Dispiace constatare che realtà di questo tipo possano rappresentare ancora oggi un pericolo, non solo per chi ne è direttamente colpito, ma anche per la nostra democrazia».

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