Una candidatura civica. O meglio ibrida, tra il civico e il politico per dirla con le parole del professore. «Milano in Circolo», «LaNostraMilano» e «I Repubblicani» sono le tre associazioni che hanno sempre fiancheggiato sul territorio il governo di centrodestra e alle quali se ne stanno aggiungendo anche altre per lanciare la candidatura di Stefano Zecchi, già assessore alla Cultura nella seconda giunta Albertini ed ex professore ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Milamno. Una corsa, specifica lui, in ticket con Gabriele Albertini, sindaco di Milano dal 1997 al 2006. Guai a considerare le liste civiche «figlie di un Dio minore», avverte Zecchi, perché «queste realtà arrivano da anni di lavoro e di conoscenza del territorio: il nostro è quindi un progetto democratico esteso».
Ed è proprio questo il benchmark per il ticket Albertini-Zecchi che ieri sera è stato lanciato al Circolo De Amicis con la promessa di riprendere le fila del discorso dove la giunta Albertini e poi quella Moratti avevano lasciato. In definitiva, per ricominciare a governare Milano. «Perché - dice Zecchi - questa città non ha un governo: governare bene Milano, conviene anche al governo centrale». Tradotto: governare bene Milano è un asso nella manica per il Paese intero.
Una discesa in campo dal sapore un po’ futurista. «Milano è la modernità» sostiene Stefano Zecchi, con l’intento «disturbante» di provare a sparigliare le carte nel centrodestra. E con una vena polemica: «La locomotiva d’Italia dovrebbe esprimere una classe dirigente, pronta per costruire un progetto e invece sembra che non sia così». Non rischia di partire già in ritardo? «Ma no, anzi!» replica Zecchi. «Questo progetto nasce proprio valutando il ritardo in cui versano i partiti e la trazione centralista nella scelta del candidato».
