Giornata di sentenze giudiziarie dal sapore agrodolce per Nichi Vendola. L'ex presidente della Regione Puglia, da un lato ha visto cadere in prescrizione il reato di concussione per il quale era imputato nell'inchiesta sull’Ilva di Taranto, mentre dall’altro lato il Tar di Bari ha rigettato il ricorso presentato da Avs contro il mancato riconoscimento di un seggio alle ultime elezioni Regionali.
"Le ragioni che ci hanno portato a presentare il ricorso al Tar di Bari non erano di natura giuridica. Era ed è una questione profondamente politica, e la sentenza di oggi ci consente di ribadire con la stessa convinzione di sempre le ragioni che ci hanno portato all'impugnazione”, ha spiegato Mino Di Lernia, segretario regionale di Sinistra Italiana della Puglia, convinto che la legge elettorale regionale “sia sbagliata, poco chiara e ingiusta, perché più improntata ad avvantaggiare le forze politiche maggiori e ridurre il pluralismo democratico che a tradurre realmente la volontà degli elettori e dei territori in rappresentanza: anche questa volta, oltre 100mila pugliesi sono rimasti senza rappresentanza per una manciata di voti". E così, Avs, capitanata da Nichi Vendola, rimane definitivamente esclusa dalla ripartizione dei seggi nonostante abbia superato la soglia di sbarramento del 4%.
"Il nostro impegno per la democrazia regionale e per la chiarezza delle regole, per correggere l'anomalia tutta pugliese della soglia di sbarramento mobile e le distorsioni che rendono più difficile garantire una rappresentanza equilibrata ci porta a chiedere ancora una volta di intervenire sulla legge elettorale regionale”, ha aggiunto Di Lernia che poi si è rivolto al presidente Decaro affinché lavori “a una nuova legge elettorale, più giusta, più equilibrata e più rappresentativa, capace di restituire piena centralità alla volontà degli elettori e alla rappresentanza dei territori”.