Dal campo largo al «Conte largo». Non solo l’Ucraina. È il turno del Covid: il Pd (per ora) si accoda alla linea dei Cinque stelle. E Matteo Renzi, il primo sostenitore della commissione Covid, resta muto. E muta, per ora, è anche Elly Schlein.Giuseppi, senza attendere l’esito delle primarie, si sente già leader del centro-sinistra. Spadroneggia senza rivali e gli alleati piegano la testa sulla posizione filo russa del M5s. E ora, dopo l’audizione in commissione di Conte, il Pd pare immolarsi in difesa dell’ex premier grillino anche sui pasticci Covid.Nell’audizione fiume Conte pesta una buccia di banana. Estrae della pochette il colpo a sorpresa: la lettera anonima sulle mascherine di JC Electronics, società di Dario Bianchi, considerato il grande accusatore della coppia Arcuri-Conti sulla gestione della pandemia. Conte è euforico: «Ho consegnato il documento (che proverebbe irregolarità) in Procura». Lo scoop è un autogol.Peccato però che nessuno abbia avvisato Conte che quel documento è già stato esaminato dai giudici. Di chi è la manina che ha spinto Conte a fare questa figuraccia? La società reagisce e annuncia una querela.Fdi incalza, chiedendo la rinuncia all’immunità parlamentare: «Un’azienda citata nell’audizione di Conte ha annunciato ieri stesso che lo querela: dunque rinunci all’immunità, chieda al Parlamento di dare autorizzazione a procedere verso di lui. Smetta di dare lezioni ad altri» attacca Alice Buonguerrieri Fdi.In soccorso arriva subito la nota del Pd e di Avs: «L’audizione di Giuseppe Conte di ieri (giovedì ndr.) davanti alla Commissione d’inchiesta sul Covid ha rappresentato una boccata d’ossigeno per un’istituzione della Repubblica che era stata drammaticamente delegittimata da una maggioranza, con Fratelli d’Italia in testa, che ha preferito usarla per la sua propaganda politica. Conte, che all’epoca della pandemia era alla guida del Paese, ha scelto di metterci la faccia, di ristabilire la verità della lotta al Covid, ha restituito dignità al ruolo della politica intesa come servizio alla collettività. Nessuna bagarre politica, ma risposte di ampio respiro e di alto profilo istituzionale».Il Pd sembra aver trovato il suo Papa. Al capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia brillano gli occhi quando elogia l’avvocato Giuseppi (amico di Trump): «Le audizioni di questi giorni di Domenico Arcuri e di Giuseppe Conte segnano uno spartiacque. Hanno rimesso i fatti al loro posto, smontato due anni di vergognosa propaganda della destra e restituito dignità a una delle pagine più dolorose, ma anche più alte, della storia repubblicana». Ma il silenzio di Schlein dice tutto È chiaro come nel Pd sia in atto un dramma. Conte vuole prendersi con la forza la guida del Campo largo. Dice no a Renzi, impone la svolta filo Putin sulla guerra in Ucraina, pretende la difesa a oltranza sul Covid. E il Pd pare a rimorchio. I riformisti in grande sofferenza restano in silenzio. Attendono la legge elettorale. Sanno che il loro destino dipende dalla scelta della segretaria. Non è il momento di rompere. Da fuori, le sirene di Calenda si fanno assordanti. All’orizzonte non c’è ancora una data per le primarie. Ma soprattutto l’ala moderata non ha un candidato da proporre come alternativa al leader del M5s. La gamba centrista di Alessandro Onorato, architettata da Goffredo Bettini, è già sul carro di Conte. La sindaca di Genova Silvia Salis è timida. Temporeggia. Paolo Gentiloni è sparito dai radar. Franco Gabrielli si agita. Ma non scalda. Eccola, servita, la beffa delle beffe: al Pd è rimasto solo Matteo Renzi a presidiare il centro. Ed Elly dovrà muoversi, se non vuole finire anche lei grillina.
