Il caso di Youssef Siher ha toccato un punto sensibile della galassia dell’attivismo islamico e antagonista che ha trovato nelle proteste contro il governo Meloni un terreno comune di mobilitazione. La difesa dell’ideatore del Movimento 17 ottobre sta compattando associazioni musulmane, organizzazioni filopalestinesi e sigle della sinistra radicale. E mentre si moltiplicano gli appelli per la sua liberazione, cresce la tensione in vista delle manifestazioni del 30 ottobre. Lunedì Askatasuna ha occupato il Campus Luigi Einaudi di Torino, dopo aver già aderito alle mobilitazioni lanciate dal marocchino. Sui social, intanto, continuano a circolare video che ripropongono le devastazioni di Milano, alimentando i timori di nuovi scontri.
A mobilitarsi ora è anche il fratello Mohamed che dal Marocco ha lanciato una raccolta fondi per sostenere, questa la motivazione ufficiale, le spese legali dell’attivista. Una campagna ripresa da Davide Piccardo, ex portavoce del CAIM, il Coordinamento delle Comunità islamiche milanesi, oggi direttore del giornale online La Luce: «Non lasciare solo Youssef Siher: una raccolta fondi per sostenere la sua difesa», scrive invitando i lettori a contribuire economicamente. Su GoFundMe la raccolta, intitolata «Fondo di solidarietà e giustizia per Youssef Siher», ha un obiettivo di 6500 euro. Secondo Mohamed (con cui il fratello il 15 aprile 2023 aveva organizzato l’«Iftar della Pace») «non è solo Youssef sotto processo, è il diritto di manifestare». A prendere le sue difede in modo netto dopo giorni di silenzio anche i Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), movimento a cui aderiscono sia Siher sia la moglie Sagia Hammoud, entrambi indagati per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Chiedono la «liberazione immediata» dell’attivista, denunciano un «vile linciaggio mediatico» e accusano il governo Meloni di aver costruito un «capro espiatorio» per «distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi del carburante e del carovita e dalle naturali proteste che ne derivano». La loro presa di posizione riporta alle rivendicazioni economiche sulle quali il Movimento 17 ottobre aveva costruito la propria mobilitazione. Il progetto di Siher puntava infatti a unire la protesta contro il carovita, le manifestazioni filopalestinesi e la contestazione del governo, coinvolgendo realtà politiche differenti. Una convergenza che oggi si ripropone anche nella campagna per la sua liberazione. Il ritorno di diverse sigle e la nuova ondata di mobilitazioni coincide con la preparazione delle manifestazioni del 30 ottobre, sulle quali resta alta l’attenzione per il rischio di nuovi disordini. Anche perché, come ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi «l’analisi dei documenti d’indagine sta disvelando un mondo di contatti. C’è da vedere che cosa c’era dietro». La difesa di Siher è diventata così un punto di convergenza tra ambienti diversi: dall’associazionismo islamico rappresentato da figure come Piccardo ai GPI, fino alle sigle antagoniste che hanno aderito alle mobilitazioni. Il 30 ottobre sarà il prossimo appuntamento per verificare come questa mobilitazione si tradurrà nelle piazze, mentre le immagini delle violenze di Milano continuano a circolare sui social e a essere rilanciate come episodio da emulare. Un quadro in cui, come sottolinea la relazione annuale del 2025 dell’Aisi «l’emergere di nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale sta contribuendo a trasformare il modo in cui le organizzazioni estremiste e terroristiche comunicano e operano».
