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Schlein tace non acconsente

Conte e Schlein all'attacco, ecco la solita sinistra anche sull'Iran

Giù la maschera o, meglio dire, giù la mascherina. In quel mondo che per Shakespeare è un palcoscenico e in cui gli uomini e le donne non sono che attori, come scriveva il Bardo, Giuseppe Conte sembra avere preso la massima alla lettera. La sua performance davanti alla commissione Covid è un capolavoro di regia: dimissioni posticce, foto a favore di camera e attacco a Giorgia Meloni, bollata come «regista» di un «plotone d’esecuzione».

Ma non fatevi ingannare. Dietro la posa da vittima sacrificale, Conte gioca una partita che con la pandemia ha poco a che fare. Usa la commissione come palcoscenico per un altro fine: non per annientare i dubbi sugli appalti e sulle mascherine cinesi ma per annientare la sua alter ego al campo largo Elly Schlein, erodendo lo spazio del Pd, e accreditarsi come unico, naturale sfidante della premier alle prossime elezioni. Mentre le ombre e i dubbi su appalti e mascherine non solo restano sospesi ma addirittura aumentano. Il problema è che senza la verità non ci sarà il finale. Se Conte non ci dirà tutto sugli anni oscuri del Covid, alla fine chi davvero su quel palco reciterà l’ultima scena sarà proprio Elly Schlein. E il Pd questo lo sa bene. Infatti tace. Ma non acconsente.

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