Si prospetta una giornata difficile sul fronte dell’ordine pubblico. Oggi l’Italia torna a fare i conti con una nuova ondata di mobilitazioni, dopo le violenze che hanno sconvolto Milano e le tensioni registrate nelle principali città. Ad aumentare la pressione sulle piazze è anche la liberazione di Youssef Siher, il trentenne marocchino ideatore del Movimento 17 ottobre, finito al centro dell’inchiesta per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Una vicenda che nelle ultime giornate ha mobilitato diverse sigle dell’attivismo proPal e antagonista, dai Giovani Palestinesi d’Italia, che ne avevano chiesto l’immediata liberazione, fino alle realtà che hanno rilanciato gli appelli alla protesta. Sullo sfondo, lo sciopero internazionale dei porti annunciato per oggi, le mobilitazioni contro il Governo e il riarmo e il ritorno in campo dei collettivi antagonisti, con Askatasuna che nei giorni scorsi ha occupato il Campus Luigi Einaudi di Torino. Una convergenza di iniziative che rende particolarmente delicata la gestione della sicurezza, mentre resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine sul rischio di nuove infiltrazioni violente nei cortei. I propositi per le piazze di oggi sono «bellicosi». «Isoleremo i violenti» promette il Viminale che annuncia che verrà messo in campo un “articolato dispositivo per tutelare il diritto di manifestare». Le realtà antagoniste che hanno aderito allo sciopero di Usb sono pronte a occupare le città da nord a sud e gli scontri non solo non sono esclusi ma sono anche in preventivo, almeno stando a quanto si legge nei vari proclami che rimbalzano nei canali d’area. A Roma e Milano l’appuntamento è nelle principali stazioni, punti di incontri evocativi anche in memoria di quanto accaduto un anno fa in zona Stazione Centrale nel capoluogo lombardo, dove per ore gli antagonisti fronteggiarono il dispositivo di sicurezza, riuscendo perfino a distruggere la Galleria delle carrozze, senza mai arrivare ai piano binari, dove i passeggeri erano stati messi in sicurezza. Le università di Milano, Roma, Bologna e Torino sono state occupate. Sono segnalati anche infiltrati provenienti dai centri sociali e la tensione è altissima. «Voi ci bloccate la città, noi vi blocchiamo tutto», è uno dei proclami che rimbalzano da giorni nei canali d’area. «Guarda Meloni che noi scioperiamo lo stesso», si legge altrove. Parlano di barricate, di «accendere micce», minacciano scontri e se il governo interviene per tutelare la sicurezza diventa «fascista», un leitmotiv ben noto. Tra le sigle, oltre ai soliti centri sociali, Propal, studenti antagonisti e anarchici, hanno aderito anche Ultima generazione e Non una di meno. Ma, soprattutto, a scendere in campo, è la galassia di Mohammad Hannoun, il giordano accusato di terrorismo e di essere a capo della cupola di Hamas in Italia. Per lui e per gli altri tre detenuti in regime di alta sicurezza, la sua associazione, l’Api, chiede la liberazione dopo l’esito del caso Siher. Tutto nasce con una chiamata allo sciopero generale del sindacato di base Usb ormai diverse settimane fa, che nel tempo è diventato qualcosa di più grande e pericoloso. Il ministro dei trasporti Matteo Salvini ha annunciato il differimento a un’altra data per i trasporti, ma Usb ha fatto sapere che non seguirà l’ordinanza, confermando lo stop e lasciando libera scelta ai singoli a causa delle sanzioni «pesantissime» a cui potrebbero andare incontro.

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