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L'arte di essere feroci e vincenti quanto una "vera" preda

Questo lavoro, divulgativo ma con solide basi scientifiche, si intitola: L'intelligenza delle prede

L'arte di essere feroci e vincenti quanto una "vera" preda
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Una leonessa scatta all'improvviso per ghermire una gazzella, un'orca sale rapidamente dal fondo per afferrare una foca che nuota vicino alla superficie. Questa è la classica scena darwiniana di cui si sente parlare nei libri di etologia o che caratterizza la maggior parte dei documentari. Valter Tucci - direttore del Laboratorio di genetica ed epigenetica del comportamento dell'Istituto italiano di tecnologia di Genova - nel suo nuovo saggio ribalta completamente la prospettiva. Questo lavoro, divulgativo ma con solide basi scientifiche, si intitola: L'intelligenza delle prede (Bompiani, pagg. 284, euro 19) e scardina la tendenza umana a vedere in chi attacca l'espressione assoluta della forza e dell'efficienza. Tutte quelle metafore come forte come un leone, preciso come un falco escono da questo volume piuttosto ridimensionate. Non solo perché i predatori spesso falliscono l'attacco, questo infondo è risaputo, ma perché le così dette prede sono capaci di mettere in campo strategie sottili che sono fondamentali per l'ecosistema, ma molto meno osservabili. Le prede sono dotate di comportamenti minimi e sfuggenti. Sono brave a percepire il territorio, ad adattarcisi, a bloccare gli attacchi anche prima che inizino.Il volume è pieno di esempi. Molte prede sono bravissime a limitare la loro attività quando un predatore agisce nel loro territorio, sono abilissime a calcolare le distanze. Provate ad avvicinarvi ad una cornacchia, uno dei volatili più intelligenti. Neutralizza gli attacchi semplicemente non essendo mai nel raggio di chi la può colpire. Non c'è un atto improvviso e visibile come la picchiata del falco. Ma la lettura del contestodella cornacchia è perfetta. E poi ci sono strategie di difesa messe in campo persino dalle piante, a partire dal mais. Quando la pianta del mais è aggredita dai predatori se ne accorge, ha un enzima attivato dalla saliva di bruchi e insetti. Non reagisce con una tossina o simili.

Semplicemente emette nell'aria composti che attirano le vespe. Un osservatore vedrebbe solo le vespe che aggrediscono i bruchi, facendoli mangiare vivi dalle proprie larve. Insomma la strategia della preda è davvero stealth.

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