E pensare che era stato occupato a maggio di due anni fa al grido "vogliamo liberare spazi rendendoli fruibili all'intera comunità studentesca". Poi la libertà è rimasta chiusa in quello scantinato da cui era partita l'occupazione nello stabile di via Celoria 22 di proprietà dell'Università Statale. E il degrado si è allargato all'intera palazzina grande quanto sei campi da tennis, appena ristrutturata e destinata a ospitare i laboratori di Scienze motorie. Era il periodo delle occupazioni, della cosiddetta "Acampada" per la la Palestina. Poi le tende sono state smontate ovunque, ma in via Celoria 22 l'Acampada è rimasta. Si sono scelti anche un vero acronimo, Socs26, che sta per "Settore Occupato di Città Studi" con quel 26 che indicava il numero civico dell'intera palazzina, anche se poi l'edificio occupato abusivamente era concentrato al 22. Lì, ben presto le annunciate conferenze e gli spazi aperti agli studenti hanno lasciato il posto a un luogo "ormai ridotto a uno stato di degrado inaccettabile per l'ateneo e il quartiere", scrive la Statale e frequentato ormai anche da estranei. Un vero e proprio centro sociale con cucine e frigoriferi anche pericoloso a causa delle derivazioni elettriche e del gas. Mura imbrattate, situazione igienico sanitaria pessima, danni ingenti e costi a carico della Statale difficilmente quantificabili. Basti pensare che l'Ateneo, sotto la cui responsabilità ricade la struttura, si è trovato costretto a dover pagare una guardiania serale per mantenere un presidio costante. Un paradosso. È iniziata così un'operazione interlocutoria tra la governance dell'università e gli occupanti durata un anno e mezzo. Obiettivo, trovare una mediazione nella gestione dello spazio: lasciare che fosse uno spazio aperto a tutti, garantire la sicurezza soprattutto per la rete elettrica deviata, non permanere nei locali la notte e neppure durante le chiusure dell'università. "Ma non sono stati rispettati e anzi gli occupanti hanno interrotto il dialogo", spiega uno studente del Senato Accademico. Era stato dato un ultimatum, scaduto ad aprile. Quello di ieri insomma non è stato un blitz ma un'evacuazione annunciata per la quale la rettrice Marina Brambilla "ha ringraziato le forze dell'ordine". "L'intervento - spiegano dall'Università - avvenuto per evidenti ragioni di sicurezza e anche a fronte di ripetute segnalazioni da parte della Statale, restituisce all'ateneo spazi per una superficie complessiva di 2.520 mq già ristrutturati ed approntati nell'estate 2024, per le attività di studio e di ricerca della Facoltà di Scienze motorie. Dopo i necessari lavori di bonifica e di ripristino, i locali torneranno nella piena disponibilità delle funzioni universitarie".
"Essere democratici non significa accettare qualsiasi tipo di prevaricazione - commenta Giacomo Pangrazzi, presidente della Conferenza degli Studenti - al di là dei reati, gli spazi non sono di chi se li prende con la forza, ma di chi se ne prende cura nei luoghi di governo dell'ateneo".
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