MAGNA GRECIA Le memorie dell’Italia che fu

Ottocento preziosi reperti nella rassegna di Catanzaro curata da Salvatore Settis

«M agna Graecia. Archeologia di un sapere, visibile fino al 30 ottobre nel Complesso Monumentale di San Giovanni a Catanzaro, propone, a quasi dieci anni dalla memorabile mostra veneziana, «I Greci in occidente», un panorama assai articolato di una civiltà fra le più alte della storia antica.
In mostra oltre 800 reperti: fondamentali sculture, statuette votive, vasi, utensili, corredi funerari, iscrizioni, libri antichi. Salvatore Settis, curatore della mostra che ha il coordinamento scientifico di Maria Cecilia Parra, scrive addirittura nel monumentale catalogo Electa che «il filo rosso della mostra è non tanto la storia della Magna Graecia, quanto la sua riscoperta». Di qui la particolare attenzione alle collezioni di personaggi come Lord Hamilton, Napoleone, Gioacchino Murat e a grandi archeologi come Paolo Orsi, Quintino Quagliati, Umberto Zanotti Bianco, Paola Zancani Montuoro.
La storia della riscoperta è importante perché la civiltà dei Greci d’Occidente non fu per nulla inferiore a quella della madre patria. Non è neppure un caso che fosse definita “magna”, nonostante le sue relativamente limitate dimensioni geografiche. Essa fu il prodotto dell’incontro fra i Greci e coloro che abitavano in quelle terre da secoli. «I Greci - nota Salvatore Venuta - arrivavano seguendo il volo di una colomba o il magico fragore di un cembalo». Essi fondano empori, ma anche colonie, portando nelle nuove terre il proprio patrimonio culturale, la lingua, le credenze religiose, le capacità amministrative. Le nuove città sono sovrane e indipendenti dalla madre patria e i rapporti con gli autoctoni solo raramente sono basati su un rapporto di forza. Nascono così Pitecusa, Cuma, Zancle, Siracusa, Gela, Selinunte, Agrigento, Taranto, Sibari, Crotone, Locri, Poseidonia. Artisti e scienziati illuminano la vita di queste città. Eschilo muore a Gela, Empedocle scrive i suoi poemi ad Agrigento, Pitagora svolge la sua geniale attività di matematico a Crotone, Archimede opera a Siracusa dove muore per difendere la città.
La Magna Graecia produce un’arte di altissimo livello. Fra i reperti in mostra, spiccano capolavori assoluti come il Trono Ludovisi del Museo Nazionale Romano, il Satiro inginocchiato di Monaco, il Pinax votivo con Hermes e Afrodite sul carro del Museo di Reggio Calabria, il bellissimo Kouros, venuto recentemente alla luce, sempre di Reggio Calabria. Sono opere di grande forza e insieme di raffinatezza formale, che rappresentano la sintesi di un’intera civiltà.
Catanzaro raddoppia l'offerta culturale con un’altra mostra, «Intersezioni. Cragg Fabre Paladino», visibile fino al 9 ottobre nello splendido parco archeologico di Scolacium. L’intenzione del curatore Alberto Fiz è di sottolineare come la scultura moderna può benissimo vivere in un contesto archeologico. L’operazione non è priva di rischi, ma qui risulta vincente. Se le imponenti sculture di Tony Cragg s’impongono con la loro dinamicità nello spazio del Foro, le opere metamorfiche di Jean Fabre acquistano suggestioni misteriose nella romanica Basilica di S. Maria della Roccelletta. Ma l’artista che meglio ancora trova una perfetta sintesi con l’ambiente è Mimmo Paladino, i cui 15 Dormienti e i 4 Testimoni si inseriscono perfettamente nel Teatro, testimoni di un evento fuori del tempo.