Marin d’argento entra nel club dell’Italia che non fa acqua

Riccardo Signori

Vittoria, un nome e una garanzia anche per chi ha preso l’abitudine ad arrivare sempre secondo. Una bella abitudine. Vittoria è la città dove è nato Luca Marin, siciliano puro sangue, zona di Ragusa, l’ultima medaglia dell’Italia del nuoto che poi è la terza di tutta la compagnia. Argento nei 400 misti, la gara dei tuttofare, farfalla, dorso, rana e stile libero, con record italiano (4’11“67) che è pure quarto tempo di sempre. L’ultimo erede della premiata compagnia Rosolino-Boggiatto. Ieri Marin ha corso assieme ad Alessio Boggiatto che aveva la cuffia della sorella, ma quando è andato in vasca si è fatto riconoscere. Grande gara, dominata dall’ ungherese Laszlo Cseh, re della specialità capace di metter in imbarazzo anche Michelone Phelps che stavolta non c’era. Ed allora via libera agli umani: l’ungherese primo e con record europeo (4’09“63), poi il nostro cuore di Sicilia guidato da Gjopn Shyti, il tecnico albanese che ne ha fatto un campione. Marin è partito lento, in quinta corsia grazie al secondo tempo ottenuto nelle batterie, ottavo ai 100, poi ha cominciato la rimonta: 3° ai 250 metri, 2° ai 300 e scatenato nella vasca finale. Dietro di lui anche Boggiatto che ha perso il bronzo per un centesimo, non certo un bacio della fortuna. E Marin ha raccolto il terzo secondo posto della sua carriera (entrambi agli europei), ma seguendo il suo istinto da indovino non ha sbagliato la profezia. «Dormo in camera con Magnini e gli ho lasciato nel cassetto un bigliettino con il tempo che avrei fatto», ha raccontato, facendo intendere che la loro era la camera dei campioni.
Chiude così il mondiale di Montreal. Più rosa o più azzurro? Il nuoto d’Italia ci lascia con il dolce sapore rosa, con quest’ultimo argento di Marin e con quell’abbaglio azzurro prodotto da Filippo Magnini: ci ha trascinato nelle notti in stile Luna rossa e tutti noi abbiamo scoperto che, invece, Luna rosa sa produrre sensazioni da sport vero e meno sponsorizzato. È rimasto il sapore dell’incompiuto. Sydney, anno duemila, ci aveva abituati bene. Qui siamo tornati agli exploit e alla speranza, al far di conto con un mondo che viaggia a cento all’ora e non attende chi prende tempo. Sensazione già provata l’anno scorso ai Giochi di Atene. Tirando di conto fanno bella mostra le medaglie al femminile, si tratti di nuoto di fondo (due) oppure quella acchiappata in extremis da Tania Cagnotto, o quella argentea che ha trasmesso la faccia della delusione di Federica Pellegrini, miss d’Italia cercata, voluta ed anche un po’ rimbeccata per aver ingenuamente snobbato l’idea di aver vinto solo una medaglia d’argento. Federica resterà comunque la più giovane medagliata del movimento nostro. A Filippo magno, come si è fatto ribattezzare, invece il piacere dell’esser uomo copertina, lo squalo tutto d’oro che ha portato il record italiano e il nostro nuoto nell’olimpo dove forse neppur Rosolino e Fioravanti, in Australia, ci avevano spinto. La cronaca del mondo maschile italiano di questi campionati potrebbe finire qui. Il resto? Eccolo: Rosolino e Brembilla nella parte dei bolliti, Vismara eterno sbadatone, Terrin con il piombo ai piedi. L’australiano di Napoli ha raccolto il più gran numero di medaglie di legno (due).
Molto più bello ripensare alle medaglie dei faticatori (trici) del fondo, al balletto d’acqua delle quattro staffettiste della 4x100 mista (Filippi, Boggiatto, Migliori, Pellegrini) che hanno portato a casa due record nazionali e il quinto posto finale promettente per gli europei dell’anno prossimo. Altra pasta, altro rapporto rispetto a quello sfilacciato degli uomini della 4x200. Anche così le ragazze hanno vinto la loro battaglia. E Chiara Boggiatto, ridefinita miss record, tornerà a casa con nessuna medaglia ma quattro primati italiani (due nei 100 rana e due nella staffetta). Invece Caterina Giacchetti ritroverà sogni di gloria, svaniti di un soffio nella notte di Magnini: quarta nei 200 farfalla, dove la polacca Jedrzejczak ha sfornato il record del mondo. A 16 anni c’è tempo per riprovare.
Il tanto per dire che questa non è più l’Italia dei vecchi leoni. Però Rosolino e Brembilla si consolino. Peggio di loro ci sono state le squadre della pallanuoto: Settebello e Setterosa campioni di buchi nell’acqua.