Marco Polo sta tornando: parola al Rettore dell’Università La Sapienza di Roma

La nostra comunità accademica può lavorare con i Governi per rafforzare le relazionali bilaterali, portare più Italia in Cina e viceversa Ed è ora di aprire un Istituto Marco Polo in Cina. Parla Eugenio Gaudio, Rettore dell’Università La Sapienza di Roma

Magnifico Rettore, “ll Governo della Repubblica Popolare Cinese è onorato di riconoscere ed attestare l’importante ruolo da Lei rivestito nella promozione della cooperazione internazionale ad altissimi livelli in ambito accademico tra la Cina e l’Italia”. Con questa motivazione il primo novembre scorso la Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan le ha assegnato un dottorato honoris causa.

Prima di tutto voglio dare il saluto mio personale e di tutta la comunità universitaria della Sapienza al popolo cinese, oltre che a tutti i nostri colleghi ed amici a Wuhan. Siamo vicini alla Cina in questo periodo di emergenza e lo saremo sempre in futuro, anche operativamente. Lo ripeto, amici cinesi siamo coi voi. Rispondo ora alla domanda. È stato davvero un grande onore e una piacevole sorpresa, perché questo tipo di riconoscimento riveste in Cina una notevole importanza. Al di là dell’aspetto strettamente personale, questo dottorato non fa che suggellare i rapporti già esistenti da tanti anni tra la Sapienza e le istituzioni universitarie di Wuhan. L’accoglienza affettuosa da parte del Rettore e delle Autorità politiche del distretto di Wuhan ha reso ancor più gradito ricevere questa onorificenza.

Lei era stato in Cina precedentemente per l’inaugurazione dell’Istituto di Studi Giuridici, di cui attendiamo i prossimi passi. Ci ricordi com’è nata questa iniziativa.

L’Istituto Italo Cinese di Diritto, che svolge prevalentemente ricerche sulle relazioni tra il Diritto Romano e il Diritto Internazionale, ha una lunga genesi e prende le mosse dagli studi del professor Sandro Schipani, il primo a capire – già alla fine degli anni ‘80 con notevole lungimiranza - quanto fosse importante promuovere e stabilire relazioni con gli omologhi colleghi cinesi. Da quando sono Rettore i rapporti si sono intensificati moltissimo, anche grazie all’impegno del professor Oliviero Diliberto, nostro docente di Diritto Romano e Preside della Facoltà di Giurisprudenza.

L’attuale percorso congiunto di ricerca si fonda quindi su solide basi relazionali già stabilite nei decenni precedenti, ma il 2016 ha segnato un punto di svolta, a partire da una nostra visita istituzionale nella zona di Wuhan. In quell’occasione il Rettore della Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan,ci propose di scegliere, fra più opzioni, la sede che ritenevamo più opportuna per avviare ciò che sarebbe poi diventato l’attuale Istituto Italo Cinese per lo studio della Legge e del Diritto Romano e Internazionale. Tutto è avvenuto in tempi molto rapidi: ad aprile del 2019 è stato inaugurato l’Istituto all’interno del campus dell’Università di Wuhan e dallo scorso settembre sono iniziate le lezioni, impartite da nostri docenti ad una classe composta in buona parte da studenti cinesi e studenti italiani selezionati; al termine del percorso di studi sarà rilasciato dalla Sapienza un titolo di Master di II livello.

Può sembrare sorprendente.

Potrebbe sembrarlo, ma facciamo una considerazione culturale. Non è casuale che in un grande paese come la Cina siano scaturiti questo desiderio di conoscenza e questa attenzione verso il Diritto Romano, un diritto antico, ma ben vivo e presente nei diritti vigenti di tutte le nazioni europee, in America Latina e addirittura in Giappone: approfondire la conoscenza del Diritto Romano vuol dire riconoscerne le basi concettuali come fondative della convivenza e sottolinea il significato culturale più globale che Roma e l’Italia hanno all’interno del panorama giuridico internazionale.

A testimonianza di ciò, lo studio del Diritto Romano è alla base dell’imponente Riforma del Codice Civile cinese che sarà promulgata quest’anno 2020. Da un punto di vista più strettamente accademico, essere stati selezionati come l’istituzione più idonea alla realizzazione di questo programma ambizioso fa piena luce sulla gloriosa storia della nostra Facoltà di Giurisprudenza. Anzitutto perché la Sapienza ha oltre sette secoli di vita e per lunghissimo tempo è stata l’unica Università di Roma a conservare l’intera storia degli studi sul Diritto Romano; poi perché l’ateneo esprime una lunga tradizione dottrinale giuridica romanistica, nutrita proprio dai docenti della nostra università, gli stessi che attualmente si stanno occupando della realizzazione e dello sviluppo del progetto a Wuhan.

Valutiamo quale accoglienza ha avuto questa vostra azione culturale e accademica da parte delle istituzioni italiane. Ha avuto riscontri?

Sì, primo fra tutti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - giurista e professore universitario di diritto, riassume in sé la valenza istituzionale e la competenza tecnica – che ha voluto essere presente alla firma dell’accordo con il Rettore dell’Università di Wuhan, siglato a Roma nel marzo 2017. Poi, la Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, all’epoca la senatrice Valeria Fedeli, ha voluto presiedere la cerimonia di inaugurazione della Biblioteca del Centro di Studi Giuridici Italo-Cinese, presso l’Istituto di Diritto romano del Dipartimento di Scienza Giuridiche.

Questa Biblioteca, costituita qualche anno fa a partire dalla donazione da parte delle autorità accademiche cinesi, continua ad essere incrementata e consta attualmente di 6500 volumi, ma altri sono già attesi per questo anno: rappresenta così non solo la più grande biblioteca di diritto cinese presente in Italia, ma sostiene egregiamente il confronto fra le maggiori collezioni a livello internazionale. Infine, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in visita in Cina negli stessi giorni del nostro viaggio per l’inaugurazione dell’Istituto Italo Cinese, ha voluto inviare personalmente un messaggio augurale per patrocinare e sostenere l’impegno della Sapienza in Cina, proprio all’avvio del corso di studi.

Mi fa piacere poi ricordare, a testimonianza dell’unanime apprezzamento da parte delle autorità cinesi nei confronti del nostro ateneo, i riconoscimenti ricevuti dal professor Federico Masini il nostro delegato per i rapporti con la Cina. In particolare durante il banchetto offerto dal Presidente della Repubblica Mattarella in occasione della recente visita di Stato del Presidente Xi Jinping in Italia, Masini è stato ufficialmente annoverato fra le maggiori personalità italiane di ogni tempo, in compagnia di figure che spaziavano da Dante Alighieri a Marco Polo - tanto nomini nullum par elogium.

Diamo uno sguardo a quanti studenti sono effettivamente coinvolti negli scambi culturali con la Cina

Attualmente si iscrivono ogni anno alla Sapienza circa 300 studenti cinesi, con un turn over importante, ma auspichiamo che questi numeri crescano ulteriormente. Negli ultimi anni le presenze di studenti internazionali sono aumentate, dalle 6300 circa di qualche anno fa alle 9400 circa del 2019: un 50% in più, segno evidente di un maggiore impegno dell’Università non solo verso la Cina, ma anche verso il resto d’Europa e il Nord America.

Complessivamente le iscrizioni sono in crescita e siamo certi che anche i progetti in corso con le università cinesi contribuiranno a rendere più significativi i numeri di incoming e di outgoing degli studenti. Da questo punto di vista, la Sapienza sente di poter giocare un ruolo di primo piano, in quanto università di Roma, già caput mundi e ora grande capitale, con una storia, una centralità e la responsabilità di un’eredità storico-culturale indiscussa.

Allora occorre fare in modo che tutte le vostre iniziative vadano nella direzione di far emergere l’italiano come lingua internazionale della cultura

Senz’altro questa è una istanza reale, confermata anche dai dati in nostro possesso: la richiesta di conoscenza della lingua italiana aumenta sia in Europa che altrove e, di pari passo, cresce l’impegno della Sapienza nel far conoscere la ricchezza e la bellezza dell’italiano agli studenti stranieri del nostro Centro linguistico di Ateneo, che proprio negli ultimi due anni è stato ingrandito e potenziato con numerosi corsi di italiano ed ha una nuova sede intitolata a Marco Polo, nel quartiere romano di San Lorenzo.

In Cina, le think tank di altri Paesi svolgono azione di lobbying e di promozione del sistema Paese, citiamo per tutti la Germania con la sua Konrad Adenauer Stiftung, il cui bilancio è quasi totalmente a carico del Governo. Giustamente lei stesso citava l’enorme apertura di credito rappresentata dalla menzione del professor Masini presente nell’articolo che lo scorso anno il presidente XI Jinping fece pubblicare a sua firma in Italia nei giorni della visita di Stato. Dunque, le è possibile immaginare le attività in Cina della Sapienza come l’avvio di un lavoro in cui la vostra comunità accademica si metta organicamente a disposizione del sistema paese Italia, all’interno della collaborazione tra i due Governi cinese e italiano?

Assolutamente sì, e sul punto esiste già piena sintonia con la nostra ambasciata a Pechino. Voglio ricordare che alla Sapienza ospitiamo nella sede di Palazzo Baleani uno dei più grandi centri Confucio cinesi all’estero. E in un prossimo futuro, perché non potrebbe esistere, come i centri Confucio in Italia, anche un centro Marco Polo in Cina? A mio avviso questa potrebbe essere una delle prospettive di sviluppo definite da un accordo tra il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dell’Università e della Ricerca italiani. Ricordo che la Cina investe già su noi in maniera sistematica, significativa e generosa.

Nel contesto sopra delineato, la Sapienza potrebbe lavorare come apripista anche nell’individuare ambiti industriali di collaborazione bilaterale, potendo magari contare, sul versante italiano, di un sistema misto di investimento e risorse pubblico-privato.

Una Nuova Via della Seta che passa anche attraverso la Sapienza? Direi assolutamente di sì. La nostra attività è una testa di ponte qualificata che si occupa di argomenti che incidonosulla vita sociale e istituzionale della Cina. Noi siamo entrati nell’ambito giuridico cinese nel momento stesso in cui veniva pensato il loro Codice Civile, e ciò significa che siamo parte di un processo fondativo per lo sviluppo della società cinese.

Con i colleghi professor Masini e professor Diliberto – che è anche Preside dell’Istituto Italo Cinese – condividiamo la volontà di creare un sistema che ci permetta di dare contributi anche in altri ambiti. Occorre garantire all’Italia una maggior presenza, in senso generale, all’interno della più grande nazione del nostro mondo attuale, perché la Cina ha una civiltà millenaria che ben si rapporta con la civiltà millenaria di cui l’Italia e Roma sono le testimonianze.

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Commenti

Altoviti

Mer, 15/04/2020 - 16:46

Grazie ma abbiamo già troppa Cina in Italia!

glasnost

Mer, 15/04/2020 - 16:56

Ecco, non possiamo chiudere con l'UE e farci partner dei Cinesi? Abbiamo già preso il loro Corona virus, possiamo proseguire così.