Pakistan, ucciso in tribunale uomo incriminato per blasfemia

Più di cinquanta persone sono state uccise finora in Pakistan in via extragiudiziale mentre stavano affrontando processi per offese all’islam

Pakistan, ucciso in tribunale uomo incriminato per blasfemia

In Pakistan, un cittadino incriminato per avere offeso l’islam è stato ucciso, nel corso del processo a suo carico, da un uomo armato. Mentre la vittima stava prendendo parte a un’udienza del procedimento penale per blasfemia istruito ai suoi danni, un folle armato è infatti entrato nel palazzo di giustizia e freddato l’imputato. L’episodio è accaduto nella città di Peshawar, nel nordovest del Paese.

L’individuo assassinato, rimasto anonimo, era stato arrestato mercoledì con l’accusa di avere insultato il profeta Maometto. Tale reato, in base alle leggi locali anti-blasfemia, può essere punito anche con la pena capitale. A detta delle forze dell’ordine, la persona alla sbarra, nel dettaglio, si era presentata come la reincarnazione del fondatore dell’islam ed era stata già arrestata due anni fa per un’analoga condotta sacrilega.

In seguito al fermo del presunto blasfemo, quest’ultimo è stato condotto davanti al magistrato e proprio all’interno del tribunale si è consumato il fatto di sangue.

Mentre il processo a carico dell’indiziato era in corso, un soggetto armato, anch’egli coperto da anonimato, ha sparato e ucciso il cittadino alla sbarra.

Dopo essere stato immobilizzato dalle guardie del palazzo di giustizia di Peshawar, l’assassino avrebbe confessato agli agenti che sarebbe stato Maometto in persona a ordinargli di eliminare quell’imputato per blasfemia.

Il killer ha poi aggiunto che la persona incriminata per offese all’islam aveva fatto parte del movimento religioso Ahmadiyya, ossia una minoranza nata in seno alla comunità musulmana che considera il proprio fondatore, Ghulam Ahmad, il nuovo Maometto. Tale movimento, bollato come setta eretica dall’islam ufficiale, soffre da anni in Pakistan discriminazioni e persecuzioni.

Un portavoce degli Ahmadi pakistani ha quindi precisato che l’imputato ucciso aveva sì fatto parte della minoranza citata, ma si sarebbe distaccato dalla stessa negli ultimi anni.

L’assassinio di quell’uomo a Peshawar è l’ultimo di una lunga serie di esecuzioni extragiudiziali ai danni di individui incriminati sulla base delle leggi nazionali anti-blasfemia. Sarebbero oltre cinquanta le persone sotto processo per offese all’islam ammazzate finora da estremisti e squilibrati.

La normativa anti-blasfemia, entrata in vigore negli anni Ottanta su iniziativa del dittatore Zia-ul-Haq, è stata alla base del controverso procedimento penale promosso recentemente a carico della contadina cattolica Asia Bibi.

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