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Musica

Meloni: “Fu livoroso con me, ma amo i suoi brani”

In passato Giorgia vinse un congresso citando proprio “Cirano”

Meloni e Guccini

C’è un Francesco Guccini che piace anche a destra. È quello antimaterialista di Cirano o quello idealista del Don Chisciotte. Ai tempi del Fronte della Gioventù, la destra milanese, quella sociale, lo cantava a squarciagola nei Campi Hobbit. Erano occasioni antiborghesi, nate per rivoltarsi contro il mondo moderno. Non tutti nel Movimento sociale italiano erano felici di quel «guccinismo» strisciante. Certo, non gli almirantiani, la corrente tutt’ordine e disciplina. Poi, decenni dopo, è arrivata Giorgia Meloni. A Viterbo, nel 2004, la ragazza della Garbatella ha conteso la leadership di Azione Giovani a Carlo Fidanza. L’ultimo dibattito è stato una ressa.

AG era un mondo composito, fatto di visioni del mondo distinte. Salita sul palco per il discorso finale, la Meloni ha recitato qualche verso: «Facciamola finita, venite tutti avanti. Nuovi protagonisti, politici rampanti. Venite portaborse, ruffiani e mezze calze. Feroci conduttori di trasmissioni false...». È il Guccini critico dei perbenisti, dei cinici, degli arrivisti, dei quattrinari. È Cirano, con la i per scelta di Guccini, la canzone di chi sceglie di scrivere per sfidare le storture della società. Giorgia Meloni ha vinto quel congresso per una manciata di voti. Da lì, è nata la generazione Atreju, quella che per buona parte regge le redini del governo. Ieri la premier ha riservato alla morte dell’artista un lungo post. Ha citato anche Cristoforo Colombo, la canzone. Lo continuerà a cantare anche se «probabilmente non ne sarebbe contento, avendo letto le sue dichiarazioni livorose verso di me». Ma l’«ideologia» rivendica - «non mi appartiene». Il presidente del Consiglio ricorda comunque le parole «livorose» rivoltele da Guccini. Il cantautore emiliano ha ispirato le sorelle Meloni (la preferita di Arianna è Il vecchio e il bambino) ma anche altre dirigenti di Fdi. Chiara Colosimo, il presidente della Commissione Antimafia, ha un mulino a vento tatuato su una spalla. È per il Don Chisciotte, la fedeltà ai propri valori e il coraggio di combattere le battaglie perse.

Anche Augusta Montaruli, la pasionaria torinese, è una discreta gucciniana. L’uomo, per la destra, non è «solo in questo abisso». Il cantautore lo cantava e la destra ne ha fatto un verso per replicare al relativismo. Del resto, non è certo la sinistra, contemporanea o meno, a provare nostalgia per i tempi degli «eroici cavalieri» o a cercare «Dio nell’infinito».

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