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Francesca Chaouqui: "Dalle 80 fiale di fentanyl rubate si possono ricavare decine di migliaia di dosi. La priorità? Preparare il sistema sanitario"

Francesca Chaouqui: "In Italia non esiste ancora un mercato strutturato di fentanyl e il rischio è che l'approvvigionamento avvenga attraverso furti ai danni delle strutture sanitarie"

Francesca Chaouqui: "Dalle 80 fiale di fentanyl rubate si possono ricavare decine di migliaia di dosi. La priorità? Preparare il sistema sanitario"
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Il furto di 80 fiale di fentanyl dall'Ospedale Israelitico di Roma ha riportato al centro del dibattito il rischio che anche l'Italia possa essere investita dalla crisi degli oppioidi sintetici che da anni devasta gli Stati Uniti. Tra le realtà che hanno acceso i riflettori su questo fenomeno c'è Ripartiamo, organizzazione internazionale impegnata in progetti umanitari, sociali e di prevenzione, presente con 45 sedi nel mondo. Da circa due anni l'associazione ha avviato un'attività di studio e sensibilizzazione sul fenomeno di questa droga, partendo dall'esperienza maturata negli Usa attraverso la propria sede di Kensington, a Philadelphia, uno dei luoghi simbolo della crisi degli oppioidi.

Proprio un anno fa Ripartiamo organizzò un incontro istituzionale con Matteo Salvini al quale partecipò anche Frank Rodriguez, referente dell'associazione a Philadelphia, impegnato da anni nelle attività sul territorio di Kensington. In quell'occasione venne lanciato un allarme: senza adeguate misure di prevenzione, anche l'Italia avrebbe potuto trovarsi ad affrontare un'emergenza analoga. Oggi, dopo il furto delle fiale di fentanyl avvenuto a Roma, abbiamo intervistato la presidente di Ripartiamo, Francesca Chaouqui.

Presidente Chaouqui, il furto delle 80 fiale di fentanyl dall'Ospedale Israelitico di Roma ha acceso un forte allarme. Qual è la sua prima reazione?

È un episodio che non può essere sottovalutato. Non stiamo parlando di un semplice furto di farmaci, ma di una sostanza che, se immessa sul mercato illegale, può avere conseguenze devastanti. È un segnale che impone una risposta immediata da parte delle istituzioni.

Lei sostiene da tempo che questo rischio fosse prevedibile.

Sì. Un anno fa, insieme a Frank Rodriguez, referente di Ripartiamo a Philadelphia e impegnato quotidianamente a Kensington, partecipammo a una conferenza con Matteo Salvini. In quella occasione spiegammo che ciò che stavamo osservando negli Stati Uniti sarebbe potuto arrivare anche in Italia. Purtroppo oggi vediamo i primi segnali concreti di questo rischio.

Cosa rende questo episodio così diverso rispetto ad altri?

Negli Stati Uniti esiste un mercato illegale strutturato del fentanyl. In Italia quel sistema non è ancora consolidato e il rischio è che l'approvvigionamento avvenga attraverso furti ai danni delle strutture sanitarie. È un elemento che impone di rafforzare la sicurezza della filiera.

Quanto è grave il quantitativo sottratto?

Secondo le stime diffuse in queste ore, dalle 80 fiale potrebbero essere ricavate decine di migliaia di dosi destinate al mercato illecito. Circa 25 mila e potrebbero essere tagliate con adrenalina per evitare l’effetto zombie cosa che mette a rischio la vita di chi assume questo mix. È una quantità enorme e pericolosissima.

Chi saranno i possibili destinatari?

Il pericolo maggiore riguarda persone che hanno già una dipendenza e che potrebbero cercare un effetto ancora più potente. Il fentanyl crea una dipendenza rapidissima e aumenta in modo drammatico il rischio di overdose.

Cosa dovrebbe fare adesso lo Stato?

La priorità è preparare il sistema sanitario. I pronto soccorso devono essere messi nelle condizioni di riconoscere rapidamente una possibile intossicazione da fentanyl, con personale formato, protocolli aggiornati e disponibilità degli antidoti indicati. In questi casi la tempestività può fare la differenza.

E sul fronte della prevenzione?

È fondamentale spiegare ai giovani, alle famiglie e all'opinione pubblica cosa sia il

fentanyl e quale devastazione abbia prodotto in quartieri come Kensington. Mostrare quella realtà può essere uno strumento di prevenzione. L'Italia è ancora in tempo per evitare una crisi simile, ma bisogna agire subito.

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