«Così come sono saliti, quando era sconsigliato farlo, così troveranno il modo di scendere, au revoir, clic». Fine delle comunicazioni. Non fa una grinza il ragionamento del primo cittadino di Saint Gervais, ai piedi della via normale francese al monte Bianco. Due giorni fa monsieur Jean-Marc Peillex aveva firmato l’ordinanza per far chiudere Tete Rousse e Gouter, i due rifugi «campo base» per il tetto d’Europa: troppo pericolose l’ascesa, ma anche la discesa. Non solo lo zero termico alle stelle e l’assenza di rigelo la notte, lassù in alto, ma anche, più in basso, le rocce che cadono generose nel famoso couloir che sta fra i due rifugi e che costituisce la vera roulette russa al Bianco, una sorta di Scilla e Cariddi - 80 i morti in 30 anni - fra cui passare il più rapidamente possibile. Ieri Peillex ha ricevuto la telefonata sbagliata: per voce dei gestori del rifugio Gouter, su a 3800 metri, in 32 ospiti chiedevano di essere elitrasportati a valle. Gratis, s’il vous plait. Gli alpinisti erano arrivati nel pomeriggio precedente, colti «on the road» dall’entrata in vigore dell’ordinanza. C’è chi arrivava dall’Italia, dove pure il rifugio Gonnella ha alzato bandiera bianca. Qui più che i crepacci ormai aperti come bocche affamate, poté la siccità che, come già in passato, ha esaurito il nevaio che fornisce acqua alla struttura. I più, però, erano arrivati dalla via dei tre Monti, sul confine Francia-Italia. Il rifugio Des Cosmiques è, infatti, l’unico aperto sulle vie «normali» al Bianco. I crolli del pendio del Tacul, il primo ostacolo che gli scalatori affrontano di notte, si sono stabilizzati. In cima si arriva anche, ma poi tornare indietro al sole e al caldo è rischioso. L’altra via, chiusa dal sindaco, sarebbe «il male minore». Proibito da 72 ore.
Peillex non è nuovo a iniziative «energiche». Qualche anno fa aveva dislocato, poco oltre il Tete Rousse e prima del famigerato canalone, un volonteroso nepalese con lo scopo di fare da gendarme e controllore: chi non fosse equipaggiato a dovere veniva ricacciato a valle. «Il couloir è in buone condizioni al mattino: cogliete l’attimo, scendete». E sarete perdonati, insomma. Il niet all’elicottero gratis è stato concordato con le guide alpine di Chamonix, che perlustrano la zona. Alcuni quindi con le pive, oltre la corda, nello zaino, sono discesi a piedi. Altri hanno chiamato a proprie spese un elicottero privato che, con qualche rotazione, li ha evacuati tutti. Si direbbe: «Colpirne 32, per educarne 100», ma creare un precedente dopo il divieto, sarebbe controproducente.
Intanto anche altri Quattromila sono «chiusi». Lo è il Cervino, troppo friabile: sconsigliati sia il lato italiano - nonostante la nuovissima capanna Carrel appena entrata in funzione - sia il lato svizzero. Guide ferme ai box anche sul Bernina: sul lato lombardo il rifugio Marco e Rosa ha la porta chiusa, fino a nuovo ordine. Sul Cevedale si è aperto un crepaccio inedito che rende difficoltosa la via di cresta, di solito molto ambita. Restano «aperti», o meglio le guide accompagnano ancora sul Gran Paradiso, sul Castore e sul monte Rosa, da punta Indren dove l’itinerario via Mantova e Gnifetti per la capanna regina Margherita resta osservato speciale, ma ha visto scendere anche qualche fiocco di neve la settimana scorsa.
