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Nazionale

Furto al Museo di Messina, indagato un custode: si cerca una talpa

Contraddizioni nei verbali dei quattro dipendenti in servizio la sera del colpo. La procura ipotizza false dichiarazioni

A dieci giorni dal clamoroso furto compiuto a Ferragosto nel museo intitolato ad Antonello da Messina, l’inchiesta della procura registra la prima svolta: uno dei quattro custodi in servizio quella sera è stato iscritto nel registro degli indagati, non per il furto in sé, ma per false dichiarazioni al pubblico ministero. Un distinguo importante, che vale la pena tenere fermo fin dal principio: l’uomo, secondo la ricostruzione del quotidiano la Repubblica, non risulta al momento sospettato di complicità con i due autori del colpo, ma di aver reso ai sostituti procuratori Maria Di Mulo e Massimo Trifirò una versione dei fatti incompatibile con quella dei colleghi. L’audizione, condotta inizialmente come testimone, è stata interrotta proprio per queste contraddizioni.

Un colpo studiato nei dettagli

Le indagini di squadra mobile e Nucleo tutela patrimonio culturale, coordinate dal procuratore Antonio D’Amato, hanno ricostruito una dinamica che lascia pochi dubbi sulla preparazione dell’azione. Alle 20.47 i due uomini, vestiti di scuro e con il volto coperto da caschi integrali, hanno divaricato le sbarre della recinzione sul retro dell’edificio, verso viale dell’Annunziata, per poi dirigersi senza esitazioni verso un ingresso secondario privo di allarme, forzato con un piede di porco. La scelta del percorso, secondo gli inquirenti, non sembra frutto del caso.

L’allarme spento e i controlli mai fatti

Una volta dentro, i ladri hanno agito con rapidità, staccando le cinque tavole del Polittico di San Gregorio e forzando la teca della Tavoletta bifronte. Le telecamere hanno ripreso l’intera scena, compreso lo scatto del sistema d’allarme. Il quotidiano romano ha raccolto le dichiarazioni rese dai custodi davanti ai magistrati. Uno degli addetti avrebbe ammesso di aver spento la sirena convinto si trattasse dell’ennesimo falso contatto, “già altre volte era accaduto”. Nessuna verifica nelle sale, nessuna chiamata al 112.

Le versioni dei quattro custodi

A ricostruire un quadro fatto più di ombre che di certezze sono proprio le audizioni degli addetti in servizio quella sera, due donne e due uomini, tra dipendenti regionali e lavoratori del bacino delle Attività socialmente utili. Una custode, secondo la Repubblica, avrebbe riferito di non essersi accorta in alcun modo dello scatto dell’allarme mentre le opere venivano portate via. Una collega, sempre come racconta il quotidiano, ha invece raccontato che il sistema sarebbe stato riattivato solo dopo quattro minuti dallo spegnimento. Il quadro che emerge, al netto delle singole responsabilità individuali ancora da accertare, è quello di una catena di mancati controlli che ha lasciato ai ladri tutto il tempo necessario per agire indisturbati e allontanarsi.

Sul piano generale delle responsabilità, resta comunque da accertare se la sequenza di mancati controlli sia riconducibile a una somma di negligenze individuali o a carenze più strutturali nella gestione della sicurezza del museo. La procura, per completezza d’indagine, sta comunque approfondendo le posizioni lavorative dei quattro addetti, senza che al momento risulti alcun elemento a carico diverso dalla contestazione di false dichiarazioni mossa al custode indagato .

La segnalazione arrivata dall’esterno

A dare l’allarme reale non è stato il museo, ma una residente della zona che, imbattutasi in due tele del Polittico abbandonate a ridosso della recinzione, ha contattato il numero unico di emergenza. Solo dopo, alle 21.02, una volante della polizia ha avvertito i custodi di quanto stava accadendo a pochi metri da loro, a conferma che, fino a quel momento, all’interno del museo nessuno si era mosso.

Ferie forzate e rischio licenziamento

Nelle ore successive al furto, i quattro dipendenti sono stati sospesi dal servizio e collocati in ferie forzate, in attesa che l’inchiesta amministrativa interna faccia chiarezza sulle responsabilità di ciascuno. Non è escluso che l’esito dell’inchiesta amministrativa possa portare a provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento, qualora venissero accertate negligenze gravi nella gestione della sicurezza. Resta invece da definire, sul piano penale, se le contraddizioni emerse nei verbali configurino soltanto un tentativo di coprire una inefficienza personale o rispondano a responsabilità più ampie, che l’inchiesta dovrà accertare.

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