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Accerchiato da nordafricani e poi minacciato in arabo: l’ennesimo agguato a don Coluccia

Nuova intimidazione al Quarticciolo contro il sacerdote antispaccio, sotto scorta dal 2014 per il suo impegno nelle periferie romane. Identificati i tre tunisini responsabili

Don Coluccia

Ancora insulti e minacce, questa volta anche in arabo. Don Antonio Coluccia torna nel mirino al Quarticciolo, una delle periferie romane nelle quali da anni porta avanti la sua battaglia contro spaccio e criminalità. Il sacerdote è stato accerchiato da un gruppo di persone, tra le quali alcuni nordafricani, che lo hanno minacciato rivolgendogli insulti sia in italiano sia in arabo. Accade tutto intorno alle 23 di ieri sera, 3 ottobre. È sicuramente l’ennesimo episodio in una storia che ormai da più di dieci anni costringe don Coluccia a vivere sotto protezione. Sotto scorta dal 2014 proprio per le minacce ricevute a causa del suo impegno contro mafie, droga e criminalità nelle periferie. Una presenza diventata particolarmente scomoda nelle piazze di Tor Bella Monaca, San Basilio e Quarticciolo, dove si presenta spesso personalmente, con il megafono, organizzando passeggiate per la legalità e incontri con i residenti. Tre dei responsabili, tutti e tre di origine tunisina, sono stati denunciati, e poi identificati, per minacce aggravate.

Prima di diventare uno dei volti più conosciuti della lotta allo spaccio nella Capitale, aveva lavorato come operaio in un calzaturificio. Poi il volontariato, le missioni umanitarie nei Balcani e la vocazione sacerdotale. A Roma il suo impegno sociale si è tradotto anche nell’accoglienza degli ultimi: nel 2012 trasformò una villa confiscata alla criminalità in una struttura destinata a persone in difficoltà. Negli anni, però, la sua azione si è fatta sempre più diretta proprio nei territori controllati dalle piazze della droga. Ed è lì che sono cominciate le intimidazioni più pesanti. Nel settembre 2024, durante una delle sue iniziative per la legalità, dalle finestre partirono bottiglie, sassi e bastoni. Gli urlarono “Sei un Buscetta”, ma anche minacce esplicite: “Hai le ore contate, ti ammazziamo”. La scorta dovette intervenire per portarlo via e metterlo in sicurezza. Il giorno successivo anche una troupe della Tgr Lazio arrivata nel quartiere per documentare quanto era accaduto venne circondata e minacciata. Secondo la ricostruzione della Rai, alcune persone tentarono di impedire le riprese e contro giornalisti e agenti vennero lanciate bottiglie di vetro. Ma non finisce di certo qui, il precedente forse più grave risale all’agosto 2023, quando a Tor Bella Monaca un uomo a bordo di uno scooter puntò verso don Coluccia durante una passeggiata della legalità. Un agente della scorta intervenne per proteggerlo e venne travolto. Ed è questo il contesto nel quale arriva l’episodio di oggi. Resta però un dato di fondo: ancora una volta chi prova a entrare nelle piazze della droga per sottrarle alla criminalità organizzata finisce in queste condizioni, ripetutamente. E don Coluccia, dopo oltre dieci anni di scorta e aggressioni continua a tornare negli stessi quartieri dai quali qualcuno vorrebbe cacciarlo.

A sostenerlo, appena appresa la notizia, è il vicepremier Matteo Salvini. “Tutta la mia solidarietà e il mio sostegno al grande don Antonio Coluccia, ancora una volta minacciato e insultato. Intimidazioni vergognose e inaccettabili contro un prete coraggioso, da anni in prima linea contro droga e criminalità. Forza don Antonio, siamo con te!”.

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