Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:37
Interni

Calabresi, il giornalista rosso come i bilanci di Chora. Debiti e perdite nella società di podcast

L’aspirante sindaco si è dimesso da presidente a settembre. Nel 2025 si sono registrate esposizioni verso le banche per oltre 3,5 milioni e il totale dei prestiti ammontava a 9,4 milioni. Alti però gli stipendi degli amministratori: 714mila euro di compensi per il cda

Mario Calabresi durante la 14� edizione della kermesse politica ideata da Matteo Renzi alla ex Stazione Leopolda di Firenze Firenze 03 Ottobre 2026 ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

Ma quanto sono chic i podcast. Peccato che, almeno nei conti, il decollo sia più complicato del previsto. Per quanto si continui a profetizzare un imminente boom nel mercato editoriale, crescere non significa necessariamente guadagnare. Ma guai a parlarne male. Soprattutto se si tratta di una realtà chiccosissima come Chora Media, ex fiore all’occhiello di Mario Calabresi. Di questa società, simbolo del futuro dorato del giornalismo che conta, non si può che dire bene, anzi benissimo. Dopotutto produce podcast con firme che tanto piacciono ai salotti che contano. Insomma, capite l’antifona. Un grande progetto editoriale. Gli applausi, però, non bastano a far tornare i conti.

Abbiamo spulciato il bilancio di Be Content, la società milanese che riunisce Chora e Will Media, controllata al 100% da Be Water e fino allo scorso primo settembre presieduta da Mario Calabresi. Dal bilancio 2025 emergono non poche criticità. A partire dal fatto che, per quanto crescano i ricavi, la redditività operativa è peggiorata. A fronte di un fatturato che sale da 10,62 a 11,77 milioni, quindi di quasi l’11%, il risultato operativo passa da un utile di 41mila euro a una perdita di 207mila. La perdita netta aumenta invece del 62%, passando da 305mila a 494mila euro. Nella relazione sulla gestione il management parla di «miglioramento costante dell’Ebitda», il margine prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni, e attribuisce il permanere delle perdite soprattutto agli ammortamenti e agli oneri finanziari. Resta il fatto che nel 2025 peggiorano sia il risultato operativo sia quello netto. Nel patrimonio netto figurano perdite portate a nuovo per quasi 8 milioni: un’eredità pesante per una società che continua a chiudere l’ultima riga del bilancio in rosso.

Anche la situazione debitoria merita attenzione. L’esposizione verso le banche ammonta a 3,56 milioni, in diminuzione rispetto ai 5,45 milioni dell’anno precedente. Nel frattempo, però, compaiono debiti verso la controllante Be Water per quasi 2,8 milioni. Sommando debiti verso fornitori, altre società del gruppo, fisco, enti previdenziali e le restanti voci, il totale dei debiti arriva a circa 9,4 milioni. Quanto ai ricavi, le voci principali sono 5,2 milioni dalla realizzazione di podcast, 1,69 milioni dalle sponsorizzazioni e 1,26 milioni da social media e servizi digitali. Separatamente figurano contributi pubblici per circa 224mila euro. Intanto il patrimonio netto scende da 1,4 milioni a 911mila euro. Se le perdite dovessero continuare a eroderlo, potrebbe rendersi necessario un nuovo intervento patrimoniale della controllante.

Si dirà che si tratta di una startup che, come molte aziende innovative, attraversa una fase di assorbimento di capitale. Il fatto è che i compensi degli amministratori non sono proprio leggeri: per il consiglio di amministrazione, all’epoca presieduto da Calabresi, il bilancio 2025 contabilizza 714.400 euro. Vuol dire circa il 6,1% del fatturato e, soprattutto, una cifra superiore alla perdita netta dell’intero esercizio, pari a 493.900 euro. E poi c’è la struttura che conta 97 dipendenti. Nel 2025 il costo del personale raggiunge i 4,6 milioni di euro, assorbendo il 39% del fatturato. Una spesa cresciuta del 21,6% rispetto all’anno precedente, quasi il doppio dell’incremento dei ricavi.

Oggi Calabresi non siede più nel cda. Ha lasciato il primo settembre. Ha mire politiche. Punta a fare il sindaco di Milano. La sua esperienza imprenditoriale, al netto degli applausi degli amici radical chic, lascia conti discutibili. Anche la stagione a Repubblica, chiusa nel 2019, aveva conosciuto difficoltà. Nel 2018, ultimo anno intero della sua direzione, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari aveva perso circa 24mila copie cartacee medie al giorno rispetto all’anno precedente, quasi il 14%. Il gruppo Gedi, che non comprendeva la sola Repubblica, nello stesso esercizio aveva registrato una perdita di 32,2 milioni, sulla quale pesavano svalutazioni e oneri straordinari.

Resta dunque la distanza tra applausi e numeri. Se la prossima sfida sarà davvero Palazzo Marino, la natura dei conti da far tornare cambierà. Se l’esperienza dovesse andare male, stavolta a rimetterci sarebbero i contribuenti.