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Leonardo Bove: “A Crans-Montana ho visto sfuggire la mia vita. I Moretti si prendano le loro responsabilità”

Il 16enne milanese coinvolto nel rogo è tornato alla vita di tutti i giorni ma non può dimenticare quanto ha vissuto quella notte infernale nel rogo di Crans-Montana: le sue parole e l’indignazione della madre

Leonardo Bove all�interno della sua casa a Milano, 25 agosto 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Mesi di agonia, in ospedale, poi il ritorno alla vita ma con un fisico dilaniato dal dolore e con l 50% di ustioni subìte quella maledetta notte. Leonardo Bove, 16enne milanese rimasto ferito nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, non dimenticherà mai più cosa gli è capitato ma adesso è tempo di voltare pagina e ripartire.

Le parole di Bove

“L’ho vista sfuggire una notte e non voglio più perderla”, ha dichiarato all’Ansa riferendosi alla sua vita. Sei mesi e mezzo di ricovero all’ospedale Niguarda di Milano, poi il ritorno a casa. Un piccolo momento di gioia, dopo mesi di sofferenza e incubi, lo scorso sabato quando è stato ospite dell’Inter per la prima gara del campionato di serie A vinta dai nerazzurri contro il Monza. Il giovane ha subìto numerosi interventi laser e diverse operazioni vivendo settimane difficilissime dal punto di vista fisico e psicologico.

Leonardo ha le idee chiare anche sui coniugi Moretti. “Dico solo che dovrebbero prendersi le loro responsabilità, sono un uomo e una donna adulta: si sono presi la responsabilità di aprire un locale, devono prendersi la responsabilità anche per quello che è successo”, ha spiegato all’agenzia di stampa. Una cosa è certa: a Crans-Montana, non ha più intenzione di metterci piede: “Non ci voglio tornare, lo voglio cancellare dalla mia vita”.

Le parole della madre

Jacques Moretti si trova adesso in carcere ma per un motivo diverso da quanto avvenuto nel suo locale. Per il rogo al locale “Le Constellaion”, infatti, è rimasto rinchiuso soltanto pochi giorni. “Siamo indignati soprattutto per quanto successo in questo periodo, lui è in carcere solo ora. È un dolore incredibile che i Moretti abbiano dato così poco peso a tutti i ragazzi che non ci sono più e a tutti i ragazzi che stanno lottando in tutte le condizioni. Per noi è assurdo, sono senza parole”. Sono queste le parole della madre di Lorenzo Bove, Loretta Arapi. “Siamo stati lontani da tutto ciò che è successo - ha dichiarato all’Ansa - e lo abbiamo tenuto in disparte perché eravamo preoccupati solo per Leo. Adesso ho una rabbia… ce l’avevo un pochino anche prima ma ero troppo preoccupata per mio figlio e abbiamo letto e guardato poco. Adesso non ci posso credere”.

Sono durissime le accuse della madre anche nei confronti del primo cittadino di Crans-Montana, Nicolas Féraud, anch’egli indagato nell’inchiesta. “Credo sia una delle persone più viscide che abbiamo incontrato, con questa faccia.., non abbiamo neanche capito se avesse delle emozioni - ha raccontato la madre di Leonardo fornendo anche altri particolari di quell’incontro - Noi eravamo lì disperati, genitori che avevano appena saputo che il loro figlio non c’era più, noi abbiamo vissuto la disperazione, e io non lo auguro davvero a nessuno, tra pianti e silenzi. E quest’uomo era lì, impassibile. Davvero ci siamo chiesti ‘ma noi con chi abbiamo a che fare?’. E da lì abbiamo capito come andrà il processo, perché lui è intoccabile”.

La speranza del padre

Gabriele Bove, il papà di Leonardo, è ancora fiducioso nella giustizia pur con “forti dubbi, sembra che giustizia sia una parola che fa quasi sorridere in quel Cantone che ha una legge tutta sua particolare”, ha spiegato all’Ansa. Soltanto tre famiglie con tre figli rimasti, in quel periodo, ancora senza identificazione: di sicuro era che uno di loro fosse morto. “Quando ci hanno detto che Leo era vivo, abbiamo festeggiato ovviamente, ma in un’altra stanza vedevamo l’altra famiglia. E io sono andato dal padre a chiedere scusa perché ho gioito. La gioia ti fa esplodere però, nello stesso tempo, mi sono immedesimato subito in lui perché se il mio è vivo, il tuo non c’è più”.

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