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Nazionale

Molestie di Torino, il bengalese ora vuole seguire il corso per “uomini maltrattanti”: ecco di cosa si tratta

Il tribunale del Riesame si è riservato di decidere ma l’associazione nazionale anti-pedofilia ha deciso di costituirsi parte civile: “È astuta questa mossa, probabilmente suggerita dal legale dell’imputato”

bengalese torino

Oggi si è tenuta l’udienza davanti al tribunale del Riesame a seguito dell’impugnazione della procura di Torino del provvedimento col quale il gip ha scarcerato il bengalese accusato di molestie nei confronti della 13enne nel minimarket. La decisione verrà comunicata nei prossimi giorni ma la difesa dell’uomo ha presentato una memoria: l’indagato avrebbe ribadito di essere dispiaciuto, sostenendo di non voler avere più a che fare con il pubblico e che intende frequentare un percorso per uomini maltrattanti. Una posizione che appare ben diversa rispetto a quella assunta solo pochi giorni fa quando, ai giornalisti di Quarta Repubblica, ha dichiarato di non aver fatto nulla di male.

Il gip aveva riconosciuto l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza ma non aveva convalidato il fermo nei confronti del 42enne per la mancanza del pericolo di fuga, ritenendo adeguato il solo obbligo di firma. Una decisione che ha lasciato basiti molti, compresa la procura che chiedeva, al contrario, il carcere preventivo per il bengalese. “Al di là della volontà di questo soggetto di seguire un percorso per trattenersi da comportamenti criminali, certamente è astuta questa mossa probabilmente suggerita dal legale dell’imputato”, ha dichiarato Roberto Mirabile, presidente dell’associazione nazionale anti-pedofilia La Caramella Buona, che ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile. “Bisogna fermarsi prima e non scusarsi dopo”, ha ribadito, richiamando lo slogan utilizzato durante il presidio organizzato nei giorni scorsi davanti al tribunale di Torino, spiegando che “da trent’anni le nostre priorità sono sempre la tutela dei minori e l’accertamento della verità. Purtroppo a volte dobbiamo affrontare anche delle incredibili decisioni di qualche magistrato”.

I percorsi per uomini maltrattanti sono programmi specialistici guidati da psicologi, psicoterapeuti ed educatori il cui obiettivo principale è interrompere i comportamenti violenti, garantendo in primo luogo la sicurezza delle donne e dei minori vittime di abuso. Questi percorsi non sostituiscono le sanzioni penali, ma rappresentano uno strumento di prevenzione e riabilitazione. In sede di riesame, dichiarare l’intenzione di seguire un programma di recupero serve a mostrare al giudice una presa di coscienza e la volontà di contenere la propria pericolosità sociale. Per la difesa, questo argomento supporta la tesi che l’obbligo di firma sia una misura sufficiente a prevenire la reiterazione del reato.

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