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Nuove frontiere

I pappagalli stocastici stiamo diventando noi? Piccola riflessione su uno studio sull’AI

Rebuild 2026, PlanRadar e Intelligenza artificiale nell'operatività quotidiana in settore costruzioni

Avete mai sentito parlare di “pappagalli stocastici”? È l’espressione in cui fino a pochi anni fa si definivano le AI, pappagalli (semplificando) perché ripetevano quello che noi umani abbiamo prodotto, e stocastici perché casuali, probabilistici. E non che non lo siano più, tuttavia le evidenze mostrano che ragionano, ormai negarlo è una cosa davvero da boomer. Anzi, vi dirò di più, spesso e volentieri ragionano meglio della maggior parte degli esseri umani (questo valeva anche prima, in fin dei conti il progresso scientifico e tecnologico non lo dobbiamo alle masse, alla maggior parte degli individui della nostra specie, ma a minoranze, e minoranze di minoranze, talvolta perfino singoli geni appoggiati da altri gruppi e non bruciati sulla pubblica piazza).

Sta emergendo però un problemino, che c’entra ancora con lo stocastico, forse. Per quale ragione un LLM, avendo a disposizione tutta la scrittura del mondo, diventa alquanto prevedibile nelle strutture sintattiche? Proprio perché ha scremato come si esprimono statisticamente gli umani, e diciamo, scremando al meglio della media, e c’è un fenomeno opposto che cominciamo a osservare. Uno studio, seppure ancora in via di ipotesi, ha messo in campo proprio questo: pubblicato il 19 agosto su AI & Societyda Selcen Ozturkcan, della Linnaeus University e della Sabancı University, Jean-Paul de Cros Peronard, dell’Aarhus University, e Inci Toral-Manson, dell’University of Birmingham, il paper si intitola Robotoid humanness: when selfhood becomes machine-legiblee propone, ancora sul piano teorico, un progressivo adattamento degli esseri umani alla logica e alle forme di espressione più facilmente leggibili dalle macchine.

Attenzione: il punto non riguarda chi si fa scrivere i testi con l’intelligenza artificiale e la questione watermark di cui si parla molto da quando Anthropic ha deciso di marchiare i testi usciti da Claude. La questione è inversa: gli umani potrebbero iniziare a usare le strutture linguistiche degli LLM. In sostanza abbiamo insegnato alle macchine a parlare come mediamente parlano gli umani nella media (selezionando al meglio, il medio della media in ogni caso, non tra Proust e Musil), abbiamo scoperto che le macchine ragionano, e ora? Ora gli umani potrebbero cominciare a imitare come si esprimono le macchine, un bel cortocircuito. Da non confondere con quando andate sui social e in mezzo a migliaia di commenti umani, sgrammaticati e senza logica, che sembrano scritti da bot di trent’anni fa (gente che non supererebbe il test di Turing al contrario) trovate un commento scritto benissimo, ma vale anche per i video dei content creator: lì non è uno che scrive con l’AI, è uno che ha chiesto all’AI scrivi per me. E si vede anche senza watermark, signore mie.

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