Sta lassù sul podio, il direttore d'orchestra. Solo. Davanti a lui - o a lei - un piccolo universo: cinquanta, sessanta, talvolta cento musicisti, oltre a coro e cantanti. Basta questa immagine per raccontare un ruolo che, per decenni, è stato associato a quello di un comandante che tiene tutti a bacchetta, anche fuor di metafora. Oggi, nell'epoca dei gesti e delle parole smussate, si preferisce parlare di leadership condivisa e di primus inter pares, ma al di là delle definizioni, resta la sostanza. Il direttore alza la bacchetta e l'orchestra lo segue, non per sottomissione, ma perché in lui riconosce una visione. Quella del direttore d'orchestra è la professione più ambita dai musicisti, affascinati dall'idea del condottiero, e dal relativo compenso.
Di questa figura si è tornati a parlare con il caso di Beatrice Venezi: una nomina contestata, mesi di tensione, infine la rottura con la Fenice di Venezia, che l'aveva scritturata. In molti hanno iniziato a porsi alcune domande: chi sono i direttori trentenni e quarantenni tra rampa di lancio e carriera avviata? Cosa rende credibile un direttore? Come si legge un curriculum vitae? Scrivere "ha studiato a Vienna e ha diretto a Berlino", dice poco: con chi e in che sala esattamente? Una comparsata non è una carriera. Un invito non è una consacrazione. Il mondo delle orchestre e dei teatri è un sistema di riconferme ed è strutturato per livelli, proprio come lo sport: c'è una serie A, una B, una C e una D.
In Italia il miglior percorso formativo si riconosce ancora nel Conservatorio di Milano, qui si sono formati Claudio Abbado, Riccardo Muti, Ricardo Chailly, Daniele Gatti, e in tempi recenti Diego Ceretta (1996), Michele Spotti (1993), Daniele Rustioni (1983), Michele Gamba (1983). Oggi Muti continua attraverso l'Academy a lui intitolata, da lì è uscito - fra gli altri - Nicolò Umberto Foron (1998), quest'estate al Festival di Bolzano e della Valle d'Itria.
Tra i giovani italiani di valore ci sono i tre Michele: Spotti, stabile a Marsiglia, ospite principale alla Deutsche Oper di Berlino, un calendario internazionale tra Verona (dove sta dirigendo Traviata e Nabucco), Monaco e Zurigo. Mariotti è stabile all'Opera di Roma e alla Rai, i prossimi mesi sarà a Vienna per Un ballo in maschera, al Met di NY per Otello e al Cover Garden per Aida: in sintesi, all'estero è sinonimo di opera italiana. Gamba ha un profilo costruito tra Scala e qualche teatro internazionale, non ha però incarichi stabili mentre il trentenne Ceretta è Direttore Principale dell'ORT.
Tra le scuole più influenti resta quella finlandese di Jorma Panula, che ha formato - per citare le due punte - Esa-Pekka Salonen e Klaus Mäkelä. L'altro grande polo è Vienna, dove si sono formati Zubin Mehta, Abbado, Mariss Jansons e, più recentemente, Andrés Orozco-Estrada e Emmanuel Tjeknavorian.
Contano gli studi, ma anche l'apprendistato. Essere assistente di grandi direttori significa osservare dall'interno il lavoro quotidiano con le migliori orchestre accumulare un patrimonio di esperienze per interposta persona. E così Marie Jacquot (1990), già assistente di Kirill Petrenko, è stabile al Teatro di Copenaghen e con i Wiener Symphoniker, a breve sarà alla WDR Sinfonieorchester. A guidare la lista dei protagonisti della nuova generazione è senza dubbio Mäkelä (1996), che si è assicurato due orchestre-gioiello come la Royal Concertgebouw di Amsterdam e la Chicago Symphony, in Italia è una presenza rarissima, per questo il suo debutto alla Scala in marzo è molto atteso. Brilla Rustioni, Principal Guest Conductor del Met di New York, direttore musicale dell'Opéra di Lione, in autunno verrà alla Scala e al Festival Verdi di Parma. Mirga Grainyte-Tyla (1986), dopo gli anni a Birmingham, è oggi direttrice della Filarmonica di Radio France. Joana Mallwitz ha appena rinnovato il contratto con l'orchestra del Konzerthaus di Berlino e continua a essere ospite di Festival come quello di Salisburgo. Lahav Shani (1989), prima a Rotterdam, dal prossimo settembre è alla Filarmonica di Monaco di Baviera. Santtu-Matias Rouvali (1985), quest'estate in tour con l'orchestra del Concertgebow, e nel cartellone della Filarmonica della Scala, è il direttore principale della Philharmonia Orchestra di Londra.
Quanto ai concorsi, ancora oggi un passaggio decisivo, in Italia il riferimento è il Concorso Cantelli, che contribuì al lancio di un giovanissimo Riccardo Muti. La prossima edizione si terrà in ottobre e offrirà una fotografia della generazione che sta arrivando.
Ma la vera selezione avviene dopo, perché non basta vincere una medaglia, diplomarsi con lode in un ottimo conservatorio e salire sul podio di qualche orchestra: conta essere invitati a tornarci e ottenere incarichi stabili. Se quell'incarico non arriva, è il segnale che qualcosa è andato storto: la promessa non è riuscita a trasformarsi in una carriera. Ops!
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