Cosa sarebbe Milano senza i "gatti sforzeschi" che abitano il Castello da 600 anni? Per scongiurare l'incubo diabolico di una città senza mici ipotizzato da Kawamura Genki il Giornale è stato lanciato un appello dell'Associazione Colonie Feline di Milano, che accudisce gli ultimi 18 esemplari rimasti ad abitare il fossato esterno e il casotto delle ex prigioni. Per cinquant'anni fino al 1999 le contesse Clementina e Clotilde Baratieri li hanno amati e accuditi, la regina delle gattare è la storica Rosi, a darle una mano c'è Sebastiano Orfeo. A uno dei tanti bar vicino al Castello ci mostra la app grazie alla quale monitora il lavoro e i turni di oltre venti volontari. I gatti erano sessanta nel 2023, senza nuovi innesti la sparizione dei sopravvissuti (tutti sterilizzati) porterebbe all'estinzione una colonia che ha già visto attraversare il Ponte dell'arcobaleno Coda Mozza o Milou, altri come Giacomino sono stati adottati. Tutti i Gatti sforzeschi hanno una identità e una storia raccontata su coloniefeline.com, Facebook e Instagram. "I tutor di altre colonie sono per lo più donne anziane, che dedicano la vita ai loro gatti al punto di vendere casa per mantenerli, noi vogliamo aiutarle", spiega Sebastiano. Quando queste persone vengono a mancare "la colonia rimane scoperta, i gatti si disperdono, cercano cibo dove non c'è, e muoiono". Da qui l'idea di attirare al Castello gatti da colonie "spostate per lavori edilizi o riqualificazioni" e formare altri volontari offrendo loro "un metodo" grazie a "una squadra manageriale che sta organizzando i processi per affrontare ogni emergenza felina. "La cifra sostenibile per il Castello, con la giusta organizzazione, è tra le cinquanta e le sessanta presenze".
Perseguitati come creature demoniache (ecco perché Satana vorrebbe riaverli...) fu Leonardo da Vinci a ritrarli come "esseri perfetti" in tutta la loro sorniona indolenza e Francesco Sforza a ingaggiarli per scacciare i topi dalle preziose biblioteche. Oggi rischiano di morire di burocrazia. "Mi occupo dei gatti sforzeschi dal 2021", ci spiega il Seba. Sono sani, sterilizzati, liberi e puliti, ricevono cibo di qualità tutto l'anno, "disponibile fino al giorno dopo perché abbiamo impedito ai piccioni di accedervi", il surplus va ad altre colonie di Milano. Le cure veterinarie costano 20mila euro l'anno, clinica privata e team di professionisti sono disponibili h24, a differenza di Ats, "ottima ma non operativa dopo le 15.30 e nei weekend". "È una scelta di responsabilità, se trovo un gatto in condizioni critiche sabato o mercoledì pomeriggio, devo intervenire subito". È successo a Piermario, salvato grazie alle donazioni dei milanesi. "Quando firmano una petizione, mandano un pacco di crocchette dalla nostra lista Amazon o donano venti euro danno a ogni gatto sforzesco una possibilità in più", ci dice con un sorriso amaro.
La colonia si estende su un perimetro di 1,5 km circa, con due punti acqua e cinque punti cibo. "Ogni giorno un volontario, sempre da solo, deve trasportare acqua a mano lungo tutto quel perimetro. Deve lavare le ciotole, sostituire coperte bagnate quando piove, pulire le mangiatoie e gli ambienti dove dormono, controllarli uno per uno in stallo, seguire le cure". È un lavoro fisico, serio, ogni giorno, compreso Natale e Ferragosto. "Ogni mese distribuiamo circa millecinquecento pasti", 150 kg di cibo tra umido e secco, ogni mese c'è lavaggio ciotole, sostituzione coperte, disinfezione degli ambienti, rimozione escrementi, manutenzione delle mangiatoie".
Per essere sostenibile servono venti volontari: due persone al giorno, sette giorni su sette, con sei volontari di backup "perché uno si ammala, cambia lavoro o va in vacanza". Solo in sette hanno accesso ai fossati, "vuol dire che qualcuno fa tre o quattro turni, dura sei mesi e poi si brucia". Ma una nuova direttiva della direzione del Castello prevede che, durante l'inverno, i volontari non possano più accedere ai fossati dopo le 17. "È vero, sono male illuminati, se qualcuno case rischia di farsi male senza essere visto per ore. Ma la maggior parte di noi finisce di lavorare proprio in quella fascia oraria". Se non cambiano le cose dal prossimo inverno "non potremmo più prenderci cura dei gatti quando ne hanno più bisogno: giornate corte, freddo, cibo che si esaurisce".
C'è un protocollo che prevede almeno dieci coppie di volontari autorizzati e walkie talkie. "Questa colonia ha una tradizione secolare, i gatti sono respiro dentro le sue mura". La chiassosa Milano non può restare sorda a queste nobili e sforzesche fusa.
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