Enrico Mattei quando nel 1945 gli affidarono l’Agip perché la liquidasse, fece esattamente il contrario. La salvò, la sviluppò e nel 1953 costruì attorno ad essa l’Eni, destinata a diventare uno degli strumenti del miracolo economico italiano. Aveva capito che il petrolio non era soltanto una faccenda per governi, sceicchi e grandi compagnie. Il suo prezzo arrivava fino all’ultimo anello della catena: l’automobilista italiano davanti alla pompa di benzina. Era l’Italia del boom.
Mattei voleva darle energia a prezzi competitivi. Per riuscirci sfidò quelle grandi compagnie internazionali che lui stesso battezzò le «Sette Sorelle» e che dominavano il mercato petrolifero. Con l’Eni trattò direttamente con i paesi produttori. La sua era geopolitica ma con un obiettivo molto concreto: far viaggiare l’Italia spendendo meno. La battaglia di Mattei cominciava nei pozzi di petrolio e nei palazzi della diplomazia. Ma doveva finire alla pompa di benzina, nelle tasche degli italiani.
