Caro direttore Feltri, ormai il matrimonio non è più una cerimonia: è un evento, una produzione televisiva, una sfilata e, se avanza tempo, anche un’unione sentimentale. Abiti da sogno, location da mille e una notte, ospiti selezionati e foto così perfette da sembrare il catalogo di un’agenzia immobiliare di lusso. Manca solo il bollino prossimamente su Netflix. E mentre noi comuni mortali ci sposiamo con un pranzo al ristorante e due cugini che litigano per il parcheggio, i vip celebrano l’amore con droni, fuochi d’artificio e tre cambi d’abito. Comunque, lunga vita agli sposi. E soprattutto... che Dio benedica i social, senza i quali metà di questi matrimoni non si sarebbero nemmeno celebrati. Con affetto e un pizzico di invidia, un invitato che al massimo porta la busta.
Giacomo Todeschini
.
Caro «invitato»,
ha centrato il problema:
ormai il matrimonio non è più una cerimonia, è una produzione cinematografica con catering. Una volta ci si sposava in chiesa, si mangiava, si brindava e magari lo zio Ernesto litigava con il cognato per una questione di parcheggio. Oggi, invece, servono wedding planner, scenografie, droni, luci, fuochi d’artificio e un fotografo appostato dietro ogni cespuglio. Gli sposi non entrano più in sala: fanno il loro ingresso. Non tagliano la torta: inaugurano un’installazione artistica. E naturalmente ogni momento deve finire sui social, possibilmente prima ancora che sia successo. Poi ci sono gli invitati, rigorosamente selezionati: belli, eleganti, presentabili e soprattutto capaci di non rovinare l’algoritmo. E la location è inevitabilmente «blindata», come i venti chilometri circostanti. Perché gli sposi vogliono che non si parli d’altro che di loro e del loro giorno ma non vogliono che nessuno si avvicini.
Noi comuni mortali, invece, ci arrangiamo con un ristorante, due parenti litigiosi e la fatidica busta, che rimane l’unica vera certezza della vita matrimoniale. Forse noi abbiamo semplicemente capito che è meglio essere prudenti: quando l’uomo fa programmi, Dio ride. E vista la tenuta media delle unioni di oggi, annunciare l’inizio delle «danze matrimoniali» con eccessiva enfasi, può avere risultati nefasti. Tenere un comportamento più composto mi sembra decoroso oltre che decisamente scaramantico. Comunque viva gli sposi e viva l’amore. Purché, almeno quello, non abbia bisogno di un filtro Instagram. E naturalmente sì, lunga vita ai social: senza di loro non sapremmo mai quanto siano felici gli altri.
