«Stiamo finalizzando un accordo con i nostri partner tedeschi affinché l’Europa possa andare avanti, proteggere meglio la nostra industria e mantenere gli obiettivi di decarbonizzazione, aumentare la competitività e rafforzare la sovranità. Occorre un approccio pragmatico». Emmanuel Macron innesta pubblicamente la retromarcia parlando al Financial Times dopo che per anni ha sostenuto il Green deal Ue con il «tutto elettrico» dal 2035 annesso. Crisi del settore, posti che saltano e cinesi sempre più forti, oltre alle difficoltà politiche interne, sono all’origine della brusca sterzata proprio in concomitanza con il via al Mondial dell’auto di Parigi. «È una questione di ore e, se non di ore, di giorni», ha aggiunto il presidente francese, definendo come «imminente un accordo sulla politica europea dell’auto».
Da parte sua, Berlino (il cancelliere Friedrich Merz ha ricevuto dal predecessore Olaf Scholz un’eredità incentrata sul «tutto elettrico») punterebbe a ottenere un ulteriore allentamento del divieto europeo del 2035, consentendo alle vetture con motore a combustione di rappresentare il 10% delle nuove vendite, senza l’obbligo di utilizzare carburanti o materiali a basse emissioni. In cambio, l’Eliseo avrebbe il sostegno tedesco al requisito che larga parte dei sussidi pubblici e degli appalti per tecnologie come veicoli elettrici e batterie siano riservati ai produttori con sede nell’Ue. Ne rimarrebbe fuori il Regno Unito. La parola passa ora agli altri Stati membri. Sempre Macron, dal Mondial si è detto favorevole all’intesa Ue-Cina che limita l’import di auto ibride e ibride ricaricabili in arrivo dal Dragone. Il tetto riguarderebbe 350mila veicoli.
Il punto di vista del ceo di Stellantis, Antonio Filosa: «Questa intesa è un primo passo nella direzione di cominciare a creare una protezione maggiore per i costruttori europei. Aspettiamo di conoscere i dettagli». Bruxelles, in proposito, entro dicembre farà chiarezza sul dossier. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è detta pronta ad affrontare «la questione anche in Euroconsiglio».
Al Mondial di Parigi si è parlato anche di produzione in Italia, in particolare dell’esigenza di un nuovo modello per Mirafiori. E qui Filosa chiama in causa le istituzioni: «Mirafiori ha raddoppiato la produzione sul 2025. Ci sono due variabili per consentire ai siti italiani di essere competitivi: il costo del lavoro, e su quello si può fare poco, e il costo dell’energia che in Italia è più del doppio rispetto alla Spagna».
E il capo globale di Fiat, Arnaud Belloni: «Voglio costruire auto in Italia, e voglio costruirle a Mirafiori. Siamo un marchio globale, quindi operiamo in Brasile, Turchia o Marocco, ma dobbiamo produrre in Italia e ancora di più a Torino. Fa parte della nostra storia».
