La blindatura si prospetta più lunga e più severa. Fontana chiede a Conte orari ridotti per i negozi e lo stop a cantieri e attività professionali

La guerra sarà più lunga. Il lockdown, la chiusura pressoché totale del Paese, andrà avanti oltre i termini annunciati del 25 marzo.

La guerra sarà più lunga. Il lockdown, la chiusura pressoché totale del Paese, andrà avanti oltre i termini annunciati del 25 marzo. Manca l'ufficialità ma è ormai certo che si andrà oltre, e non poco, la scadenza fissata dal decreto che ha fatto dell'Italia un'unica grande «zona rossa». Anche le scuole non riapriranno il 3 aprile. Il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina ha dichiarato che una data di riapertura ora non c'è e non ci può essere. Regioni e sindaci chiedono l'invio dell'Esercito per rafforzare i controlli. La Lombardia chiede subito ulteriori divieti su passeggiate e sport all'aperto. Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta anticipano il governo e inaspriscono le misure.

Il binario dell'azione dell'esecutivo ora è doppio. Da un lato la proroga delle misure, dall'altro un possibile loro inasprimento. Il premier Giuseppe Conte ha spiegato al Corriere che «è chiaro che i provvedimenti che abbiamo preso, sia quello che ha chiuso molto delle attività aziendali e individuali del Paese, sia quello che riguarda la scuola, non potranno che essere prorogati alla scadenza». Il governatore della Lombardia ha chiesto ieri al governo un nuovo dpcm che stabilisca riduzione degli orari dei negozi e stop a i cantieri e alle attività professionali. Ma in vista c'è anche un'ulteriore stretta alle attività finora consentite, a partire dallo sport all'aperto come il jogging, che è diventato pretesto per stare fuori per ore, e dalle passeggiate. Sono oltre 51mila le persone denunciate per mancato rispetto delle disposizioni. Il giro di vite si attende nel week end. Sembra esclusa l'ipotesi di ridurre gli orari dei supermercati e di limitare l'apertura domenicale alla sola mattina: il fine è frenare le uscite nel week-end ma il rischio di contingentare le aperture è di allungare le file che già ci sono. «Non si può aspettare. Il Governo di emetta provvedimenti ancor più rigorosi di quanto fatto fino a oggi», chiede Fontana.

Non ha atteso le mosse del governo il Friuli-Venezia Giulia: ieri davanti ai numeri del coronavirus in regione (600 casi, un aumento di 137 in 24 ore), il governatore Massimiliano Fedriga ha firmato un'ordinanza che stringe le misure già varate da Palazzo Chigi. Vietato uscire per passeggiate e attività sportive all'aperto, chiusura di tutti i luoghi di aggregazione pubblici e chiusura domenicale di tutti gli esercizi commerciali di qualsiasi natura, fatte salve le farmacie, le parafarmacie e le edicole. «Ci muoviamo prima che fatti drammatici avvengano anche qui», ha spiegato Fedriga. Si potrà uscire solo per lavoro, spesa, motivi sanitari. Analogo provvedimento è stato firmato in Valle D'Aosta.

Le richieste di far intervenire l'Esercito nei controlli delle persone arrivano da Nord a Sud. In Campania e Sicilia è già stato autorizzato l'impiego dei militari di Strade Sicure per affiancare le forze dell'ordine. Un centinaio di militari sono in arrivo in Campania, molti sono già operativi tra Salerno e Napoli sul lungomare. In Sicilia vigileranno di più «nei centri abitati e agli approdi dello Stretto», ha detto il presidente Musumeci. Li ha chiesti anche il governatore Fontana, «per dare un elemento di deterrenza. Non è una vacanza per cui si va al parco, è una guerra». Cento soldati sono già stati schierati a Trieste a presidio dei valichi confinari con la Slovenia, passaggio anche di flussi migratori che continuano dalla rotta balcanica. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha dato «piena disponibilità all'utilizzo dei militari impegnati in Strade Sicure sulla base delle esigenze territoriali». Le richieste passano attraverso i prefetti e i comitati provinciali di ordine e sicurezza. E l'Esercito andrebbe utilizzato, sollecita il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani «per effettuare controlli più radicali nei comuni più piccoli dove non c'è una presenza numerosa di forze dell'ordine».

Gli studenti non torneranno in classe a breve. «Penso si andrà nella direzione di prorogare la data del 3 aprile. Non è possibile dare un'altra data per l'apertura delle scuole, tutto dipende dall'evoluzione dello scenario epidemiologico. Riapriremo solo quando avremo la certezza di assoluta sicurezza». dice il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina. La maturità è ancora un'incognita: «Saranno esami seri ma che dovranno tenere presenti il momento difficilissimo che gli studenti stanno attraversando». Quanto allo slittamento della fine dell'anno scolastico, «dipende da come andrà la didattica a distanza, se questa funzionerà non ce ne sarà motivo».

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