"Dedicati 132 ospedali al Covid-19"

Tutte le strutture riservate ai ricoveri e in 18 hub gli altri malati

La Lombardia sempre più sotto pressione alza il tiro e dirige tutta la sua potenza di fuoco contro il Covid-19. I numeri del contagio incalzano: i morti salgono a 267 ovvero 113 in un giorno. Tutti i decessi riguardano persone anziane con un quadro clinico già compromesso. E sono 399 le persone ricoverate in terapia intensiva. A questi si aggiungono 2.217 ricoverati con sintomi.

Le terapie intensive sono quasi sature quindi occorre cambiare strategia. Tutte le strutture ospedaliere della regione, circa 150 comprese le private convenzionate, dovranno dedicarsi prevalentemente ad accogliere i contagiati da coronavirus mentre son stati individuati 18 ospedali hub che si occuperanno dei grandi traumi, delle urgenze neurochirurgiche, neurologiche stroke e cardiovascolari. «L'obiettivo è quello di creare maggiore disponibilità negli altri ospedali per pazienti affetti da Covid-19», annuncia l'assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera.

Accanto a questo percorso già avviato si studia la possibilità di convertire l'ospedale di Seriate in un'unica grande terapia intensiva dedicata al Covid-19. Nonostante tutto il sistema regge. Questi hub sanitari dedicati a rispondere ad emergenze diverse dall'epidemia ma altrettanto urgenti come l' infarto o l' ictus, «dovranno garantire l'accettazione continua nelle 24 ore di tutti i pazienti che si presentano, potendo anche contare su più equipe disponibili di cui almeno una in guardia attiva, con un percorso separato e indipendente per pazienti affetti da Covid-19», precisa Gallera. Il personale verrà garantito con equipe provenienti e messe a disposizione da altri erogatori pubblici e privati accreditati e a contratto

Un appello anche al personale dei poliambulatori. «Se un professionista vuole andare a dare una mano nei reparti Covid», deve poterlo fare, avverte l'assessore anche perché da oggi è prevista la sospensione delle attività ambulatoriale, in particolare quella collegata ai grandi ospedali.

«Le attività ambulatoriali comprese quelle erogate in regime di libera professione intramuraria, sono sospese a decorrere dal 9 marzo», annuncia Gallera.

Tutto questo però rischia di non servire se non ci sarà la collaborazione dei cittadini. «Il sistema sanitario lombardo è ancora vittorioso, ma bisogna evitare i contatti fra le persone per evitare la diffusione dell'infezione. Se riusciamo a limitare il contagio vinciamo questa battaglia - prosegue - Condividiamo la presa di posizione del Governo: non c'è più una zona rossa a Lodi, ma in tutta la Lombardia in primo luogo è vietato lo spostamento se non per lavoro o per le strette necessità e urgenze come approvvigionamento alimentare e di farmaci. Il lavoro è considerata un'attività ancora ammessa».

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