Il dolore di Casamicciola (che difendeva l'abusivismo)

Nel 2010 insulti e sassaiole contro la polizia per impedire che le ruspe abbattessero gli edifici fuorilegge

Il dolore di Casamicciola (che difendeva l'abusivismo)

C'è la prevenzione del giorno dopo. Ci sono le accuse dei geologi e il muro di gomma dei sindaci. C'è il mea culpa dell'abusivismo e la sua negazione nel day after di Ischia e di un comune, Casamicciola, che trema e piange le due vittime restituite da una notte trascorsa a scavare. Eppure questo paese ferito è lo stesso che pochi anni fa fu teatro di una violenta guerriglia urbana scatenata da residenti scesi in piazza come black block per fermare le ruspe e salvare gli abusi edilizi. E per impedire con le sassate agli agenti di polizia giunti in tenuta antisommossa, di abbattere una delle 600 case dichiarate fuori legge da sentenze passate in giudicato. Sono trascorsi sette anni da quegli scontri e 599 abitazioni sono ancora lì. Scheletri di ciò che resta di una battaglia persa dallo Stato davanti alle barricate degli abitanti.

I poliziotti spediti sull'isola il 28 gennaio del 2010 su mandato della Procura di Napoli per far rispettare le esecuzioni, finirono in ospedale con una prognosi da due a sei giorni per i colpi incassati da un esercito di trecento abitanti inferociti. Determinati a sbarrare con ogni mezzo l'accesso a una villetta da 60 metri quadrati che la magistratura aveva stabilito di demolire perché fuori legge. Pedane di legno, scaldabagni, massi e roghi incendiari, tra cui quello di una roulotte, bottiglie contro i poliziotti. Il manto stradale cosparso di nafta. Finì tutto dopo 24 ore di scontri e nove persone denunciate per resistenza a pubblico ufficiale. Le cariche della polizia ebbero la meglio sulla villetta, che rimase la prima e l'ultima a finire sotto la ruspa. Oggi al procuratore aggiunto di allora, Aldo De Chiara, non resta che constatare che a quegli edifici illegittimi si sono aggiunte pure «molte delle costruzioni che non avrebbero mai dovuto esistere», ha detto al Corriere. La sua non è che una voce nel coro di accuse che si leva contro «l'impunità» della piaga che da decenni regna nell'isola: «Ischia è da sempre simbolo di abusivismo edilizio, di cementificazione disordinata», denuncia Legambiente. Su 60mila abitanti, «sono 600 le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento e 27 mila le pratiche di condono presentate negli ultimi 30 anni in occasione delle tre leggi nazionali sulle sanatorie edilizie».

I sei sindaci isolani non accettano di finire sulla graticola delle responsabilità. In una nota congiunta «deplorano le notizie false relative a presunti danni e crolli in tutta l'isola e alle inesistenti connessioni tra l'evento sismico e i fenomeni legati all'abusivismo edilizio». Ribattono che le macerie «hanno interessato per lo più strutture antiche, tra le quali finanche una chiesa già distrutta dal terremoto del 1883 e poi riedificata».

Eppure l'allarme di geologi e urbanisti in queste ore è chiaro: l'abusivismo, per Sandro Simoncini, docente della Sapienza, non è affatto questione marginale come sostenuto dagli amministratori: «Al netto delle peculiarità geologiche di quel territorio, che rendono il sottosuolo particolarmente fragile, non si può non rimarcare come si sia costruito anche là dove leggi e buon senso non lo avrebbero permesso e, in molti casi, lo si è fatto utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità».

Sotto accusa, dal coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli, c'è anche la legge regionale approvata a giugno dal consiglio regionale della Campania governata dal Vincenzo De Luca: «Dovrebbe avere l'onestà intellettuale di ritirarla». Nella regione, dati Legambiente, in dieci anni sono sorte 60mila case abusive: «Non abusi di necessità, ma soggetti organizzati che hanno tirato su interi quartieri».

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