Eleganti per decreto

l professor Mario Draghi al governo "dall'altro ieri", ha già imposto una silenziosa inversione di marcia nei costumi della politica nazionale.

Eleganti per decreto

Ancora meglio di quel famosissimo "Whatever it takes" (cioè faremo "tutto quello che serve") a proposito del salvataggio dell'euro, c'era la seconda parte di quella stessa frase: "And believe me, it will be enough" ("e credetemi, sarà abbastanza"). Anche adesso, è già abbastanza. Il professor Mario Draghi al governo "dall'altro ieri", ha già imposto una silenziosa inversione di marcia nei costumi della politica nazionale. Intanto perché ha «spento», «silenziato», «tranquillizzato» i social dei suoi colleghi in Parlamento. Lui non è né su Twitter né, tantomeno, su Facebook e gli analisti che monitorano l'utilizzo dei profili, hanno già registrato, dal suo arrivo al governo, un sensibile calo nell'attività di tutti gli altri. Il professore, a colloquio con qualcuno non guarda mai il cellulare, arriva a bordo di «un'invisibile» Passat, ha un orologio «tecnologico» da lavoro e nel tempo libero, quando serve accompagnare la moglie al supermercato, spinge anche il carrello. La voce di Mario Draghi si sente pochissimo, perché parla solo quando è davvero il caso di farlo o, preferibilmente per fare domande, per capire meglio ciò che in realtà ha già capito benissimo. E comunque non ha certo bisogno di urlare per essere ascoltato. Un po' perché, date le capacità mentali sovrabbondanti, vale sempre la pena di sapere cos'abbia da dire, un po' perché, normalmente, sa scegliersi i contesti in cui dirlo. Certo non partecipa a bagarre parlamentari, televisive e, scommettiamo, neppure famigliari. È un uomo naturalmente distante dagli eccessi, qualunque forma essi scelgano di prendere, ovunque decidano di manifestarsi. Perciò può permettersi una voce simile ai capelli nelle pubblicità dello shampoo. È un uomo in cui tutto trova misura. Ogni cosa che si accomoda in lui, si mette in regola. Convinto com'è del fatto che il carattere sia destino, per nulla persuaso, come sembra, che si debba per forza sopportare una certa dose di fantasia. Non ha lische di «pruderie» incastrate in gola, e ha abitudini composte. Ha la stessa moglie, elegante e discretissima, da quarantotto anni. E perfino la scelta del cane racconta bene l'uomo: un Bracco Ungherese, un Vizsla, che poi significa «ricercatore», anche lui... è docile, fedelissimo al padrone e in Italia fatica a diffondersi. Anche fisiognomicamente Draghi è elegante, con quel viso intelligentemente spianato, tutto lì da vedere, tipico di chi ci mette la faccia e un sopracciglio perennemente, vagamente inarcato, che sembra sempre un po' giudicante. E chi, davanti a Draghi, sentendosi pesato, non si troverebbe scarso? Il nuovo Presidente del Consiglio è, per tutti, come certe donne per noialtre donne. Quelle che, quando le incontri, ti fanno sentire immediatamente spettinata, struccata, trasandata: brutta, sporca e cattiva. E non è colpa loro, è demerito nostro. Ci sono persone così, che sembra debbano non subire mai sbalzi termici, leggi di gravità, effetti delle circostanze sulle espressioni. Hanno qualcosa che le nutre da dentro, qualcosa che ha scelto chi e come debbano essere una volta per tutte e, a quel punto, non sono più scalfite da niente. «And believe me, it will be enough». È già abbastanza anche stavolta, professore. Ci ha fatto spostare l'interruttore dell'ansia sulla posizione «spento». E ha già silenziato i social. Rendendoci, involontariamente più eleganti.

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