Senago, hinterland nord di Milano, poco dopo le cinque di ieri mattina. La luce è ancora incerta, un grigio che non decide se diventare giorno. Sulla strada per Cesate, quella che costeggia il canale Villoresi nel cuore del Parco delle Groane, un'Audi A2 esci di strada e finisce in acqua. Nove ragazzi tra i 17 e i 18 anni, tutti amici stretti, tornavano da una festa di compleanno trascorsa insieme in un locale del Milanese. Nove corpi dentro un'auto troppo piccola per contenerli tutti, troppo veloce per quella curva buia.
Nella sua semplicità la dinamica dell'incidente stradale è brutale. In uscita dalla curva, presa senz'altro a velocità troppo elevata, la macchina ha perso aderenza sullo sterrato, è salita sul terrapieno, ha quasi sventrato un albero, ha attraversato la pista ciclabile e ha abbattuto la ringhiera di ferro e legno prima di precipitare nel canale. L'acqua fredda di giugno ha accolto il metallo e la carne in un abbraccio silenzioso e definitivo.
Quando i vigili del fuoco sono arrivati, hanno trovato alcuni ragazzi sul tetto dell'auto, altri ancora intrappolati dentro. Voci che chiedevano aiuto, sotto shock. Sei ambulanze, due automediche, l'elisoccorso da Como. I soccorritori hanno recuperato sette persone: sei feriti in tutto e Camilla Copparoni che si è spenta poco dopo l'arrivo al Niguarda. Solo nelle operazioni successive, estraendo l'auto dal canale, hanno trovato i corpi senza vita degli amici della ragazza, Lorenzo Benin e Riccardo Provasi. Alla fine il bilancio dei morti conta proprio questi tre amici: Camilla Copparoni, Lorenzo Benin e Riccardo Provasi. Tutti diciassette anni, tutti di Paderno Dugnano, nomi che pesano come pietre.
Il conducente della vettura, Gabriele Popovici, 18 anni, è sempre della zona, di Cormano, ma lui è ancora è vivo. Lo hanno arrestato per omicidio stradale plurimo aggravato. Il tasso alcolemico parla chiaro: 1,60. Troppo per guidare, troppo per capire, troppo per una notte che doveva finire in una risata e invece è finita in un canale e per tre di loro è finita insieme alla propria vita, per sempre.
La strada in zona è notoriamente pericolosa: buia, scarsamente illuminata, con l'asfalto che tradisce e un ponte stretto poco più avanti che obbliga al passaggio alternato. Nel 2015, dopo la stessa curva, un'altra auto con quattro ragazzi finì nello stesso canale. Due morirono anche allora. I residenti e i ciclisti lo sanno bene.
La sindaca di Senago, Magda Beretta, non trova parole che bastino. Dice "tragedia", dice "vittime davvero troppo giovani", esprime il proprio "cordoglio alle famiglie". Ha ragione: non ci sono parole. Ci sono solo tre ragazzi che non torneranno più a casa e sei che porteranno per sempre dentro la memoria di quell'acqua nera.
Ieri a Senago l'alba è arrivata lo stesso, indifferente. Il Villoresi scorre lento, come sempre. La macchina è stata tirata fuori.
I segni sull'asfalto rimarranno qualche giorno, poi la pioggia e il tempo faranno il loro lavoro. Ma Camilla, Lorenzo e Riccardo no. Loro sono rimasti lì, nell'acqua fredda delle 5 di un mattino di giugno, insieme a tutte le mattine che non vivranno più.