Un flop la trattativa sul bilancio dell'Ue. I "ricchi" battono cassa

Austria e Olanda chiedono uno sconto. Tajani: non toccare i fondi per l'agricoltura

Un flop la trattativa sul bilancio dell'Ue. I "ricchi" battono cassa

Ufficialmente i capi di governo dell'Unione europea si stanno accapigliando su uno 0,01% di Pil in più o in meno da mettere nel Bilancio europeo. Ma sottobanco la battaglia sul budget 2021-2027 dell'Ue è su come modulare i vari capitoli di spesa. Poste di bilancio, da ridurre o aumentare, a seconda degli interessi nazionali. I leader europei ieri si è riunito per discutere il «Quadro finanziario pluriennale» e il presidente del Consiglio ue Charles Michel, la cui proposta formulata nei giorni scorsi era stata respinta dai governi europei, ha cercato di fare incontrare le diverse anime su un punto di sintesi.

Da una parte c'è il famoso gruppo dei paesi «frugali», Austria, Olanda, Danimarca e Svezia, capeggiati dal cancelliere di Vienna Sebastian Kurz. Nei giorni scorsi avevano chiesto di ridurre il budget Ue all'1% del Pil europeo. Ieri il gruppo ha messo a punto la proposta, chiedendo di ridurre notevolmente le riserve sul bilancio previste per gli imprevisti, circa 26 miliardi secondo i loro calcoli. Poi hanno chiesto di mantenere il «rebate», uno sconto sui contributi dovuti da alcuni paesi, Germania compresa.

Dall'altra parte ci sono i paesi che invece chiedono più spazi di bilancio facendo salvi capitoli di spesa, come quello dell'agricoltura.

La soluzione individuata in un documento della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, e appoggiato dal Consiglio, è un bilancio dell'1,069%. Una via di mezzo tra la proposta del fronte austriaco e la proposta iniziale, che era dell'1,1%. Il tutto mantenendo gli sconti sui contributi dovuti da alcuni paesi, sui quali il governo italiano si era espresso contro. Soldi in meno da versare per Austria e Olanda. Poi Michel si è rivolto ai paesi che si oppongono ai frugali, Italia, Spagna e Francia, promettendo il mantenimento della spesa per il Pac, la politica agricola comune. Inevitabile il ricorso a maggiori risorse proprie dell'Ue, quindi web tax e una stretta sulle industrie inquinanti. Dalla parte dei Paesi che non vogliono ridurre il perimetro del budget c'è il Parlamento Ue.

In serata un nuovo stop. «Non è stato possibile raggiungere un accordo, abbiamo bisogno di più tempo», ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio Ue Charles Michel.

«L'Italia, insieme a Romania e Portogallo, ha ricevuto il mandato per preparare una controproposta di bilancio in linea con un disegno più ambizioso» per l'Unione europea, ha spiegato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Compromesso insufficiente anche per Antonio Tajani, vicepresidente del Ppe e Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, che ieri ha puntato i riflettori sui rischi che comporta una riduzione degli stanziamenti per l'agricoltura. «L'Europa deve essere competitiva e i Paesi nordici, campioni del rigore, devono capire che per aiutare i cittadini bisogna anche saper spendere bene le risorse. La Pac non si tocca, voteremo contro qualsiasi taglio all'agricoltura nel prossimo bilancio Ue».

Se si riduce il budget europeo per il vicepresidente di Forza Italia si compromette la capacità dell'Ue di dare un «valore aggiunto». Quindi «è inaccettabile che ci siano tagli alla politica agricola, all'innovazione e alla ricerca». Sullo stesso fronte David Sassoli, presidente del Parlamento europeo: «Speriamo che alcuni paesi che stanno facendo resistenza si convincano». Il confronto continuerà oggi.