La guerra online è iniziata negli anni Ottanta. Oggi diventata sempre più feroce (e subdola)

Iniziata per gioco, la minaccia digitale si è trasformata in pericolo globale

La guerra online è iniziata negli anni Ottanta. Oggi diventata sempre più feroce (e subdola)

La caccia illegale alle informazioni altrui condotta dagli Stati (e in quel caso si chiama intelligence) o da privati (in quel caso si chiama furto o estorsione) è storia antica. Ma una volta richiedeva una lancia termica o destrezza da scassinatore. Come nel mirabolante colpo all'ambasciata Austriaca di Zurigo portato avanti dagli 007 italiani nel 1917. Ormai però da decenni lo stetoscopio per le casseforti o le chiavi false sono andati in cantina per questo tipo di crimine. È una guerra di macchine, e nemmeno di macchine fisiche, di algoritmi di programmi. Del resto la storia dei computer è iniziata davvero con Colossus il calcolatore a valvole termoioniche che gli Inglesi usavano proprio per craccare i sistemi tedeschi.

Da allora ne è passata di elettricità nei circuiti e la varietà delle minacce informatiche è diventata enorme (non basterbbero queste righe nemmeno per elencarene alfabeticamente tutte le tipologie). Internet è un mare enorme dove ci sono più pirati che in tutti gli oceani presenti e passati. L'inizio delle ostilità è stato quasi fortuito. Uno degli attacchi hacker più vecchi, di certo il primo a suscitare clamore, nel 1984, è stato il Morris Worm, dal nome del suo creatore, Robert Tapas Morris, uno studente della Cornell University. Morris creò il worm, a suo dire, non per scatenare una violazione maligna, ma per misurare la vastità del cyberspazo. Ma il codice di Morris, che comunque si inseriva nelle macchine clandestinamente, iniziò a replicarsi in modo incrontrollato finendo per bloccare migliaia di computer e provocare danni per milioni di dollari. Morris venne trovato e condannato. In seguito ha fatto una gran carriera come programmatore e ora il floppy su cui era caricato il suo worm è in un museo di Boston. Ma la fragilità delle macchine in rete risultò chiara e da allora gli attacchi di questo tipo si sono moltiplicati. Prima quasi per (pericoloso) gioco. Nel 1999, Jonathan James, di appena 15 anni, riuscì a insinuarsi dentro i computer della Nasa e del Dipartimento di Stato Americano. Il giovane fu in grado di spiare documenti riservati, i codici di dispositivi militari.

Ma dal gioco alla cyber guerra o al cyber furto il passaggio è stato rapido. citiamo solo alcuni dei casi più recenti. Gli Usa hanno subito due attacchi classificati come vera e propria Cyber guerra: Moonlight Maze nel 1999 e Titan Rain nel 2003. Nel 2009. Google fu sottoposta ad un attacco conosciuto come Operazione Aurora. Un cybercommando riuscì a scardinare i protocolli di sicurezza di «Big G». In particolare compromisero gli account Gmail di molti attivisti americani, europei e cinesi impegnati a difendere i diritti umani nella Repubblica popolare. E ovviamente i sospetti si accentrarono sul governo di Pechino. Diverso il caso dei sempre più noti (ma irrintracciabili) hacker russi specializzati in ransomware, programmi infetti che cifrano i dati in modo che il proprietari, per riaverli, debba pagare un riscatto. nei primi mesi del 2013 gli attacchi di questo tipo, nel mondo, sono stati più di 250mila e ormai si calcola ce ne sia uno ogni 10 secondi. L'attacco più grave, di questo tipo, noto come WannaCry, nel 2017, ha bloccato 230mila computer in 150 Paesi.

E in questo caso, visto che spesso partono dalla Russia, a seconda del livello di tensione geopolitica, si passa dal prendere atto che di certo Mosca non brilla nella capacità di arrestare gli hacker all'accusa di dargli una vera e propria protezione, con finalità politiche. Insomma, ormai la cyberguerra è un'operazione normale per gli stati maggiori di tutti i Paesi che contano. Questo senza contare le bande di bucanieri della rete.

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