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Politica

Le contestate vacanze d'oro di Pedro

Il premier spagnolo nella tenuta blindatissima alle Canarie travolto dalle critiche. I cortei di protesta di 150 conservatori

Sanchez a La Mareta

Dal nostro inviato a Lanzarote (Spagna)

Il premier Sánchez è lì? «I don’t know» risponde in inglese, in tono poco convincente, un agente della Guardia Civil munito di manganello, manette e pistola. Il militare non ha gradi («guardia e basta» risponde in spagnolo). E sorride quasi a scusarsi di averci raccontato una bugia professionale. Sa benissimo dove si trova il primo ministro spagnolo: neppure a duecento metri dal suo furgone bianco, dietro una portone verde che accende l’ingresso in muratura bianca. A lato il vento dell’Oceano Atlantico sembra inamidare la bandiera giallorossa della Spagna che punta senza esitazioni verso il mare.

È qui che Pedro Sánchez Pérez-Castejon sta trascorrendo le vacanze forse più contestate della Spagna repubblicana. A oltre mille chilometri di distanza, Ceuta è lontana da Costa Teguise, la cittadina di Lanzarote diventata l’epicentro mondiale dell’attenzione mediatica per la permanenza del leader socialista. Si è di fatto rinchiuso alla Residencia Real de La Mareta, un complesso lussuosissimo da re e principi finito nella disponibilità del capo del governo pro tempore. Lui così vicino agli ultimi ma per nulla impressionato dai precedenti proprietari ed ospiti di rango, da Hussein I di Giordania a don Juan Carlos, da Gorbaciov a Kohl. Ed è qui che ieri mattina Sànchez ha sferrato il nuovo attacco contro l’Italia, ormai deciso a suonare il campanello dell’internazionale progressista contro il governo Meloni di centrodestra per fare dimenticare come il proprio Paese sia diventato preda di un’ondata di immigrati clandestini senza precedenti.

Impossibile avvicinarsi, altro che parlare a lui o al suo staff. All’esterno della Mareta, sono due i gendarmi di sentinella dislocati per fare filtro, va detto con regole di ingaggio ferme ma molto cortesi. Sembrano quasi due gemelli, barba nera sagomata e matricola gialla impressa sulla divisa scura. L’inviata di Tve, l’emittente di Stato della Spagna, ha fatto il suo servizio dall’altra parte della strada di transito tra veicoli che svoltano a passo d’uomo sul lungo mare e runner che affrontano la pista pedonale con berretti a visiera e la coda di cavallo che balla sulla nuca. A noi non va meglio. Presentazione del Giornale, tesserino professionale e carta d’identità trattenuti il tempo di fare i controlli via radio, la raccomandazione di non inquadrare nel video per il sito web i tre elementi circostanti ritenuti sensibili: il viso dei due gendarmi in servizio, la targa del veicolo della Guardia Civil, l’ingresso della Mareta. E tantomeno la donna in bermuda con capelli raccolti e walkie talkie in mano che si unisce alla scena. «Sei una collega dell’ufficio stampa?» chiediamo in inglese. «No, io sono con loro» rivela di fatto il suo grado superiore nella catena di comando deputata a garantire la sicurezza del capo del governo.

A Teguise, attorno alla Mareta, la vita scorre sonnolenta e discreta. I radi automobilisti non rallentano per sbirciare, nessun telefonino curioso nelle vicinanze. Le palme sul mare blu navy s’inclinano seraficamente ad ogni soffio di vento, una temperatura perfetta per una vacanza di svago, poco più di 25 gradi a mattinata inoltrata. Attorno non ci sono locali, chioschi e negozi. Inutile tentare di chiedere al primo passante annoiato se ha visto Sánchez. Non lo hanno scorto neppure i militanti dell’opposizione che giovedì sera alle otto sono andati a protestare contro il primo ministro socialista. Erano sotto la bandiera di Hatze Oír, un’organizzazione civica ultra conservatrice. Gli agenti della Guardia Civil dicono di non avere visto nulla. Sui social lo scontro è stato alimentato dai nemici del movimento, uno slogan che significa qualcosa come «fatti sentire». Loro hanno sostenuto di essere in 150, per gli altri erano una trentina scarsa. Loro autoproclamatisi supercattolici, per la sinistra una squadraccia di estrema destra. Tutto il mondo è paese.

Il fantasma di Sànchez, in questi giorni, ha i connotati sfocati di un lungagnone di 1,90 metri paparazzato con il costume blu sugli scogli seguito da una figura femminile con il bikini rosso, forse la moglie Maria Begoña, rinviata a giudizio per traffico di influenze, corruzione, sottrazione di fondi pubblici e appropriazione indebita. Se no una delle due figlie. Nessun mistero, invece, sulla colonna sonora della sua estate. L’ha rivelata lui stesso nel video della fuga da Madrid in piena emergenza migranti. Un video, quello frivolo sulla playlist, che ha fatto ribollire la Spagna. Quella che non l’ha votato e quella che non lo voterà mai più.

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