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Politica

L’estate della limonata “vietata”

Ammoniti tre ragazzini che vendevano bevande. Solidarietà per i baby -imprenditori

Banchetto limonate

Da un lato le regole, dall’altro il sogno. La storia che arriva da Pradamano, piccolo comune in provincia di Udine, è in fondo una bazzecola, ma di quelle destinate a far discutere, a far riflettere, a dividere.

Da un lato ci sono tre ragazzini tra i 13 e i 14 anni che in un giorno d’estate hanno avuto un’idea di micro-imprenditoria: mettere su un banchetto in strada dove vendere limonata fatta in casa e caffè per tirar su un po’ di euro da investire nell’acquisto di un motorino, un vecchio Ciao. Dall’altro lato c’è un passante zelante, che ha denunciato i gestori dell’improvvisata rivendita. I vigili sono intervenuti ammonendo i baby commercianti e suscitando più indignazione che consensi.

I tre ragazzini si trovavano nel cortile di una delle loro abitazioni, vicino alla piazza del paese e vendevano anche pasticcini e acqua a offerta libera. Un’impresa innocua, un tempo molto comune: negli anni Settanta e Ottanta, soprattutto nelle località di villeggiatura, non era insolito trovare piccoli commerci di oggetti, giornalini usati o dolcetti fatti in casa con cui i giovani si procuravano un po’ di argent de poche in un clima di indulgenza generale. I costumi sono evidentemente cambiati, visto che gli agenti di polizia locale si sono visti costretti a sgomberare il banchetto senza, fortunatamente, sanzionare i malcapitati.

Naturalmente tutti sono consapevole della necessità di avere autorizzazioni per occupare il suolo pubblico e svolgere attività commerciali. E del fatto che somministrare alimenti e bevande che non rispettano le norme igienico-sanitarie di preparazione e conservazione o che possono vedere la presenza di allergeni non adeguatamente segnalate può essere un rischio. In termini puramente formali hanno ragione il cittadino fin troppo solerte e i vigili urbani, ai quali certamente sarà sfuggito un sorriso tenero nel corso della pericolosa operazione per sgominare l’abusivismo della limonata.

Ma la vicenda lascia un po’ di amaro in bocca e non è quello dell’agrume. Gli adolescenti già prima dello sgombero avevano incassato molte lodi sui social network per la loro intraprendenza. «Quello che hanno fatto questi adolescenti - dice il presidente di Confcommercio Udine Giovanni Da Pozzo - è esattamente lo spirito che dovremmo cercare di trasmettere ai nostri giovani: avere un’idea, parlarne con i genitori, rimboccarsi le maniche e cercare di realizzarla con le proprie forze». E loro, i ragazzini? Sono intenzionati ad andare avanti visto che la passione per i motori batte forte, ma l’idea di una petizione per raccogliere i soldi necessari per il Ciao non piace loro: «Vogliamo meritarcelo, il motorino».

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