Gli spiragli di pace dei mesi scorsi sono ormai solo un ricordo lontano. La guerra in Ucraina continua, si allarga, ora coinvolge ufficialmente anche il territorio russo e potrebbe interessarlo ancora di più. E mentre sul campo il conflitto aumenta d'intensità, il restante spazio è occupato più da polemiche che da ipotesi di dialogo. Caos diplomatico tra Kiev e Varsavia e oggi un vertice in formato E5, con Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Polonia, preparerà quelli che saranno i temi sul tavolo del vertice Nato di inizio luglio. Mentre Mosca sembra sempre più isolata ed esclude gli Usa come mediatori, Putin torna a ipotizzare un accordo ma solo alle sue condizioni, proprio quando l'Ucraina sembra ottenere sostegno per continuare i suoi raid a lungo raggio.
La situazione tra i vicini Ucraina e Polonia non è mai stata così tesa. Volodymyr Zelensky non parteciperà alla Conferenza sulla ripresa dell'Ucraina organizzata da Varsavia. Il motivo non è solo nella controversia storica sui ruoli nella seconda guerra mondiale ma le posizioni ambigue del neo presidente Karol Nawrocki. Mentre oggi, le cinque maggiori potenze militari d'Europa, con la presenza della premier Giorgia Meloni insieme agli altri capi di Stato e di governo, incontreranno il segretario generale della Nato Mark Rutte, collegato da Washington per l'incontro con Donald Trump. Un vertice importante, per discutere di Kiev ma anche per gestire i malumori, con l'annunciato ritiro parziale di truppe in Europa, da parte dello stesso Trump, anche alla luce dei recenti scontri dialettici con la nostra premier. Summit importante, anche perché secondo fonti governative ucraine, anche la Casa Bianca avrebbe dato il via libera a Kiev per "azioni più audaci", come quelle di questi giorni, contro la Russia, per costringere Mosca a sedersi al tavolo delle trattative. Trump in persona Trump avrebbe dato il suo ok, dato che Donald si sarebbe convinto che Putin non farà nulla senza pressioni. "Pace attraverso la forza", lo slogan coniato per l'occasione dal tycoon, stufo dei continui boicottaggi al dialogo di Putin.
Del resto lo Zar ieri, in mezzo ai soldati, ha fatto l'ennesima lezione di propaganda, dicendo che in Ucraina "è stato eseguito un colpo di Stato", che "sono stati loro a iniziare le ostilità nel Donbass" e che "siamo stati costretti a intervenire" per poi aprire al dialogo ma solo alle sue condizioni, attaccando l'Occidente che "vuole una guerra contro la Russia". "Siamo pronti a chiudere il conflitto con i negoziati, ma solo se Kiev accetterà di rinunciare a buona parte dei suoi territori", ha ribadito lo Zar, tornando a parlare degli "accordi di Istanbul" come base delle trattative. Ma in realtà, in Turchia nel 2022, poco dopo l'inizio del conflitto, si indicava solo la strada per un processo negoziale. Mentre uno dei suoi più stretti collaboratori, il consigliere Yuri Ushakov, conferma che "i rappresentanti dell'Unione Europea hanno tentato di stabilire contatti con la Russia", il ministro degli Esteri Lavrov attacca frontalmente gli Stati Uniti: "Sembrano allontanarsi dalla loro pretesa di essere un mediatore imparziale".
Poi, torna a respingere l'ipotesi di un negoziato: "La Russia ora è concentrata sul raggiungimento degli obiettivi del conflitto in Ucraina". E proprio qui, l'unità europea, la nuova verve ucraina e il via libera americano, possono fare la differenza e costringere il Cremlino a farla finita. Ma la strada è ancora lunga.