Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:40
Europa

Il debito, trappola europea da evitare prima di usare i fondi

Lo scostamento peserà sul disavanzo, opportuno uscire prima dalla procedura Ue

Mes, Giorgetti in dribbling sui diktat Ue

Il doppio ok del Parlamento alla risoluzione sulle comunicazioni di Giancarlo Giorgetti traccia l’architettura tecnica con cui l’Italia affronterà la prossima manovra di bilancio e le interlocuzioni con Bruxelles.

Il via libera sblocca il ricorso alla National escape clause (Nec), ma lo fa all’interno di un binario contabile di rigida responsabilità, governato dalla Commissione europea e supervisionato dal commissario agli Affari economici Valdis Dombrovskis.

Il perimetro degli interventi ammessi sull’energia è strettissimo. La clausola «esclude misure che tendono ad attenuare provvisoriamente la crisi in atto come quelle sulle accise o sussidi diretti e indiretti al settore privato che non portano ad un miglioramento strutturale», ha chiarito Giorgetti. Niente interventi a pioggia sulle bollette: lo spazio sarà usato solo per infrastrutture, reti e transizione pulita. Anche sull’eventuale retroattività dei finanziamenti il ministro è stato perentorio: «Non è una decisione nostra, noi dovremmo muoverci all’interno di quelle che sono le prescrizioni della Commissione».

Le risorse non saranno però uno scudo automatico rispetto ai vincoli di bilancio. Se da un lato la clausola giustifica lo scostamento sulla spesa netta, dall’altro le misure pesano integralmente sul disavanzo. «Se la procedura di deficit eccessivo non verrà chiusa anticipatamente alla luce del dato 2025 o del consuntivo 2026, un peggioramento dei conti negli anni successivi con un deficit sopra il 3% implicherebbe la permanenza nella procedura anche qualora il deficit sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri della Nec», ha avvertito il titolare del Mef.

Il percorso verso la manovra prevede passaggi serrati. La Commissione valuterà le richieste a settembre, per poi sottoporle al Consiglio Ecofin di ottobre. Solo allora l’esecutivo procederà in Aula con la richiesta di scostamento di bilancio . Una prudenza necessaria mentre si attende il definitivo quadro sui conti: «Informazioni aggiornate non saranno pronte prima di fine settembre».

Su questo quadro si innesta lo strumento Safe (Security and Defense Support for Europe), il meccanismo Ue nato per sostenere l’industria militare con prestiti a tassi agevolati tramite l’emissione di debito comune. Un canale di finanziamento su cui Giorgetti mantiene massima cautela, sia per gli eccessi burocratici di Bruxelles sia per la complessa struttura contabile.

«Ad oggi l’interesse è vantaggioso rispetto a un titolo di Stato, peccato che la struttura sia diversa e non paragonabile. Verrà valutato rispetto alla convenienza complessiva». Il ministro non ha nascosto la difficoltà di queste scelte: «Non è semplice ed è anche impopolare venire a chiedere lo scostamento per la difesa» ma per la Costituzione «la difesa è un sacro dovere del cittadino» e «davanti al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.