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La lezione di Rosa. L'arcitaliana scomoda che odiava i corsetti

La lezione di Rosa. L'arcitaliana scomoda che odiava i corsetti
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No, non è certo di destra. È dura, ribelle, socialista. Si batte per il salario delle operaie dell'industria tessile e pensa che fare la guerra sia un vizio da stolti, solo per non dire qualche parola più forte. Si chiama Rosa Genoni e per carattere, burbera e testarda, ricorda un po' Oriana Fallaci. Solo che Rosa comincia a scrivere sui giornali dopo un altro mestiere, la sarta. È la donna che di fatto ha inventato il "Made in Italy", anche se non lo avrebbe mai battezzato così. È lei che ha aperto la via italiana alla moda, riscrivendo uno stile. È lei che libera le donne dalla schiavitù dei corsetti. A dieci anni lascia la Valtellina per trovare un mestiere a Milano. La chiamano piscinina, è l'ultima ruota della sartoria, quella che porta i pacchi e raccoglie gli spilli da terra, e nessuno scommetterebbe una lira sul fatto che un giorno insegnerà a una nazione intera come ci si firma. Va a Parigi per vedere cosa fanno lassù e si rende conto che i francesi si ispirano ai vestiti del Rinascimento italiano. La beffa è questa: gli italiani copiano i francesi che copiano gli italiani. Decide che l'Italia ha già tutto quello che le serve, le sete, i broccati, i velluti, e la bellezza. Comincia a disegnare abiti che parlano italiano, e li firma con il proprio nome, una cosa che non si faceva, perché la sarta era una mano, non un'idea. Nel 1906, all'Esposizione di Milano, vince. I suoi abiti ispirati all'arte italiana, un manto di corte che sembra uscito da un affresco, dicono al mondo che si può essere eleganti senza chiedere il permesso a Parigi. Rosa Genoni però è troppo: socialista, pacifista, femminista.

È una di quelle anomalie che l'Italia sa produrre e poi dimentica. È morta nel 1954 e Milano, la città della moda, non le ha dedicato neppure un viottolo e la Rai non ha ancora immaginato una fiction su di lei. È solo una donna che ha cambiato la moda senza chiedere permesso.

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