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L’Italia che guida

Patente a 17 anni e multe più giuste: si apre il cantiere Codice della Strada

Controlli degli agenti della Polizia Stradale di Genova, dopo le novita' del Codice della Strada 2024, Genova, 19 dicembre 2024. ANSA/LUCA ZENNARO (Sicurezza, infrazioni, forze dell'ordine, polizia, stradale, agenti, simbolica, generica)

Diciassette anni e finalmente al volante. È questa la novità destinata a catturare più di tutte l’attenzione degli italiani nel nuovo Codice della strada allo studio del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma dietro l’abbassamento dell’età per la patente B c’è un disegno più ampio: rendere le regole della circolazione più semplici e aderenti alla realtà, distinguere le infrazioni realmente pericolose da quelle meno gravi e, allo stesso tempo, colpire con maggiore severità chi mette in pericolo gli altri. La bozza predisposta dal Mit e inviata a oltre cento operatori e associazioni di settore apre ora una fase di consultazione che proseguirà fino al 13 settembre. I soggetti coinvolti potranno presentare fino a cinque proposte di modifica. Il ministero avrà quindi un mese per mettere a punto il testo definitivo, che dovrà essere approvato entro il 14 ottobre, termine ultimo della delega legislativa contenuta nella riforma del 2024.

La patente B a 17 anni è la misura destinata a cambiare maggiormente il rapporto tra giovani e automobile. L’abbassamento dell’età minima deriva dalle nuove direttive europee, che l’Italia dovrà recepire entro la fine del 2027. Il governo, però, sceglie di costruire attorno alla nuova possibilità un percorso di formazione più ampio. Il progetto del Mit prevede infatti la guida accompagnata già a 16 anni per i titolari di patente A1 o B1.

Una volta conseguita la patente B a 17 anni, inoltre, i giovani potranno guidare anche furgoni. Una novità che non riguarda soltanto le esigenze di mobilità delle famiglie, ma può avere ricadute anche sul mercato del lavoro. La carenza di autisti professionali è ormai strutturale e il nuovo Codice prova ad allargare il bacino dei giovani che possono avvicinarsi al settore dell’autotrasporto. La proposta prevede infatti anche la possibilità di condurre, senza rimorchio, mezzi pesanti che richiedono le patenti C1 e C a partire dai 17 anni, a determinate condizioni e con la relativa qualificazione professionale.

Altro capitolo destinato a far discutere è quello del sorpasso a destra. La proposta del Mit prevede di introdurre la circolazione per file parallele sulle autostrade e sulle superstrade a tre corsie. In questo modo diventerebbe possibile superare a destra quando le condizioni del traffico determinano file parallele, evitando di considerare automaticamente come un sorpasso vietato ogni avanzamento di un veicolo sulla corsia di destra.

Una modifica che punta a rendere la norma più aderente a quello che realmente accade sulle autostrade, senza trasformare la corsia di destra in una corsia da utilizzare per effettuare manovre azzardate. Nello stesso spirito va la possibilità per le moto, in caso di incidenti o forti rallentamenti, di utilizzare la corsia di emergenza, lasciando sempre libero il passaggio ai mezzi di soccorso. Per i motociclisti sono inoltre allo studio maggiori protezioni obbligatorie per mani e schiena durante la circolazione in autostrada.

Il cuore politico della riforma è però forse nella nuova filosofia delle sanzioni. Il principio indicato dal Mit è quello della proporzionalità: multe «più semplici e proporzionate alla gravità effettiva delle violazioni» e, soprattutto, «non vessatorie». Per l’eccesso di velocità la proposta introduce un criterio progressivo legato ai chilometri orari effettivamente percorsi oltre il limite. In autostrada l’ipotesi è di 10 euro per ogni chilometro orario di eccesso: chi viaggia a 140 chilometri orari, con il limite a 130, pagherebbe quindi 100 euro; chi arriva a 170, superando il limite di 40 chilometri orari, ne pagherebbe 400. Sulle strade urbane con limite a 30 o 50 chilometri orari il parametro scenderebbe a 5 euro per ogni chilometro orario oltre il limite. Una distinzione che punta a evitare l’assurdità di trattare allo stesso modo chi supera di 30 chilometri orari un limite di 30 e chi supera di 30 un limite di 130.

La linea è chiara: chi corre di più e crea un rischio maggiore paga di più. Ma viene anche cancellato un altro automatismo contestato da anni dagli automobilisti, quello dell’adeguamento biennale delle multe all’inflazione. La proposta prevede lo stop agli aumenti automatici, lasciando soltanto la facoltà di intervenire qualora l’inflazione superi il 5 per cento.

Il nuovo Codice interviene anche sulla notifica delle multe. Il termine per gli accertamenti effettuati da remoto, come quelli attraverso autovelox e telecamere, scenderebbe da 90 a 30 giorni. Una scelta che il Mit sintetizza così: «Meno attese e più garanzie per chi riceve una multa». Il rovescio della medaglia è un obbligo di maggiore efficienza per gli enti accertatori, che dovranno redigere il verbale e procedere alla notifica in tempi molto più rapidi. E cambia anche la destinazione degli incassi. Il 70% dei proventi delle multe dovrà essere destinato dall’ente proprietario della strada a interventi per la sicurezza, mentre il 30% resterà all’ente accertatore.

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