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In Libano la regia degli ayatollah. Hezbollah spara sulla tregua

Nonostante l'accordo di cessate il fuoco fra Beirut e Tel Aviv, razzi dei terroristi sciiti sul Nord di Israele. E l'Idf colpisce ancora il Sud

In Libano la regia degli ayatollah. Hezbollah spara sulla tregua
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Accordo respinto. La milizia sciita che rappresenta il "gioiello della corona" dell'asse filo-Iran, Hezbollah, boccia l'intesa di cessate il fuoco raggiunta fra il governo di Beirut e quello di Tel Aviv. E in Libano non si vede tregua all'orizzonte. Nonostante gli annunci ottimistici, le speranze di pace sono totalmente contraddette dai fatti. I razzi e i droni di Hezbollah continuano a martellare il nord di Israele, con le sirene di allarme che sono tornate a suonare appena pochi minuti dopo la visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyanu nell'area tartassata dai terroristi sciiti. Allo stesso tempo, le bombe israeliane non smettono di colpire il Sud del Paese dei cedri. Il Libano si conferma fronte di guerra ancora aperto e caldissimo nel conflitto fra Israele ed Hezbollah, ma soprattutto il vero pomo della discordia nelle trattative per un'eventuale pace fra Stati Uniti e Iran. Tutto ciò a dispetto dell'intesa raggiunta a Washington fra governo libanese e israeliano

Dopo l'ennesimo round di negoziati a Washington, durato altre 9 ore, nella notte fra mercoledì e giovedì, il governo di Beirut e quello di Tel Aviv hanno infatti annunciato di aver raggiunto un accordo per il rinnovo del cessate il fuoco del 16 aprile, anche se il fuoco fra le due parti non si è mai fermato in questi due mesi. L'intesa è subordinata alla "cessazione completa" degli attacchi di Hezbollah e all'allontanamento di tutti i suoi membri dal Libano meridionale, a nord del fiume Litani. L'accordo prevede inoltre la creazione di "zone pilota" in cui le forze armate libanesi "assumeranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo qualsiasi attore non statale", leggasi proprio Hezbollah, il "Partito di Dio", contro il quale Israele ha avviato un'escalation militare, che dal 2 marzo ha già provocato oltre 3500 morti.

Appena poche ore dopo l'annuncio gravido di speranze, l'esercito libanese ha effettivamente iniziato a entrare nelle aree da cui l'esercito israeliano dovrebbe ritirarsi. Ma i droni israeliani hanno continuato a martellare il Sud del Paese. E i razzi e i droni di Hezbollah hanno proseguito a puntare sul nord di Israele. Ai combattenti islamisti è arrivato l'ordine di scuderia del leader Naim Qassem, che ha definito i negoziati "vergognosi", "una resa e una sconfitta" e ha chiesto il ritiro completo delle forze israeliane da tutto il territorio libanese. Un rifiuto del cessate il fuoco previsto e coordinato proprio con il grande regista del disordine e del terrorismo mediorientale: l'Iran. Non a caso il regime degli ayatollah, tramite i Guardiani della Rivoluzione, ha ribadito che "la richiesta di base della resistenza è il ritiro del regime occupante alla posizione che deteneva prima dell'inizio della guerra dei 40 giorni". "Non ci sarà pace nella regione - dicono - senza il ritiro di Israele dal Libano".

Di contro, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha spiegato che "Israele continuerà per il momento le proprie operazioni di terra nel sud del Libano e non consentirà il ritorno dei residenti libanesi sfollati dalle aree interessate dalle attività militari". Tra i due contendenti è un'escalation anche di minacce. Hezbollah avverte che colpirà Tel aviv e Haifa, se Israele attaccherà di nuovo Beirut. Israele minaccia di bombardare la capitale libanese se i terroristi attaccheranno. La tregua è solo sulla carta.

"L'attuazione potrebbe iniziare entro 24 ore dall'approvazione definitiva", ha specificato fiducioso il presidente libanese Joseph Aoun, convinto che il cessate il fuoco rappresenti "l'ultima opportunità" prima di un accordo complessivo da concordare nei nuovi colloqui del 22 giugno.

A sei mesi dalla fine della missione Onu in Libano, il Paese resta nel caos e sotto le bombe. Un soldato serbo di Unifil è rimasto ucciso, secondo gli israeliani da un colpo di mortaio di Hezbollah, e due militari spagnoli feriti.

Anche nella Striscia di Gaza si continua a morire.

Almeno nove le vittime, fra cui quattro bambini, in un raid delle Idf sulla città di Gaza. Un incontro tra Hamas e i mediatori per la tregua, previsto per ieri in Egitto, è stato rinviato a domenica. I terroristi chiedono a Israele di fermare gli attacchi.

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