Ogni attacco a Israele si ammanta di svariati contenuti etici, ma uno si ripete: Israele è aggressiva e dominatrice, incompatibile con l’etica universale che pone l’aspirazione alla pace al centro. Ma l’opposto è vero: a Israele viene rifiutata la pace, che persegue già dal 1948 quando voleva condividere il territorio e fu respinta. Intorno gli si assiepa una crescente esplicita aspirazione a cancellarlo. Venerdì è stato firmato un patto di difesa fra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, campioni dell’Islam sunnita. Appare che vogliano difendersi dall’Iran sciita in guerra, ma no. Il ministro della Difesa del Pakistan Khawaja Asif: «Occorre un fronte militare unito contro Israele, pericolo per tutto il mondo musulmano». Erdogan fa una bandiera dell’odio per Israele e del piano di occupare Gerusalemme. I Sauditi, interessati all’Occidente e agli Usa, condizionano un patto con Israele all’apertura ai palestinesi, prima di tutto a Gaza, dove Hamas ieri ha proposto la rinuncia alle armi richiesta da Trump contro lo sgombero di Israele, ma non è chiaro se secondo nuovi 15 punti, o i 20 dell’ottobre 2025: ovvero le armi le «depositerebbe», non distruggendole, ma quali, e chi controllerebbe i depositi? E gli Hezbollah? Israele prova a ritirarsi in parte e a fidarsi di una forza mista di controllo, ma loro seguitano a colpire. Israele porta pazienza, almeno a nord spera nella quiete. Ma l’abitante di un kibbutz al confine di Gaza o del Libano, può tornare a casa? Sullo sfondo, una guerra in pieno svolgimento, in cui la sconfitta dell’Iran rappresenta la promessa di sopravvivenza ancora da conquistare, l’uranio arricchito e la fissazione contro il piccolo Satana sono ancora in gioco. Insomma, vogliamo farla la pace? E allora togliete l’assedio a Israele.

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