Per capire perché i droni ucraini stiano colpendo con tanta insistenza i magazzini di Wildberries bisogna tornare indietro di due anni, quando la storia della più grande piattaforma di e-commerce russa si è trasformata in un intrigo che sembra uscito da una saga del potere postsovietico.
Da una parte Tatyana Kim, fondatrice di Wildberries e oggi, secondo Forbes, la donna più ricca di Russia, con un patrimonio stimato in circa 8,1 miliardi di dollari. Dall’altra l’ex marito Vladislav Bakalchuk, con cui aveva costruito l’azienda partendo da un appartamento di Mosca e che nel 2024 si è trovato improvvisamente fuori dalla gestione della società. In mezzo, una controversa fusione societaria, il coinvolgimento del leader ceceno Ramzan Kadyrov e una sparatoria nel cuore di Mosca.
Due anni dopo, quel conflitto familiare sembra quasi un prologo rispetto alla nuova emergenza: i magazzini dell’impero di Kim sono diventati obiettivi di una campagna sistematica di droni ucraini.
Dal divorzio alla sparatoria a due passi dal Cremlino
La crisi esplode pubblicamente nel 2024. Kim e Bakalchuk, sposati e genitori di sette figli, erano stati per anni i protagonisti della crescita di Wildberries. Lei aveva fondato la piattaforma nel 2004, mentre era in maternità e lavorava come insegnante d’inglese; lui aveva contribuito soprattutto agli aspetti tecnici e informatici dell’impresa.
Nell’aprile 2024 la coppia si separa. Bakalchuk sosterrà successivamente che la moglie lo aveva estromesso dalla gestione dell’azienda, accusando forze legate al Cremlino di aver condizionato la vicenda societaria. La questione non riguardava soltanto la famiglia: al centro c’era la fusione tra Wildberries e Russ Group, società attiva nella pubblicità esterna.
Bakalchuk cerca allora un alleato in Cecenia, essendo la sua ex moglie nata nel 1975 a Grozny, da una famiglia russa di etnia coreana. Nel luglio 2024 si rivolge a Kadyrov, che interviene pubblicamente nella controversia e promette di contribuire a ricomporre la situazione. Lo stesso Bakalchuk sosterrà che il supporto ricevuto dagli sgherri di Kadyrov gli aveva permesso di evitare, a suo dire, conseguenze peggiori.
Il 18 settembre arriva il punto di rottura. Bakalchuk si presenta davanti alla sede moscovita di Wildberries insieme a un gruppo di uomini. Ne segue una sparatoria. Due persone uccise e sette ferite. L’ufficio si trova a pochi isolati dal Cremlino, rendendo l’episodio particolarmente clamoroso anche sul piano politico. Bakalchuk viene arrestato. Il divorzio viene poi formalizzato e Tatyana torna a utilizzare il cognome Kim.
Ora la guerra arriva dentro l’impero di Kim
A partire dal 18 luglio scorso, Wildberries è entrata in un’altra storia: quella della guerra.
I droni ucraini hanno iniziato a colpire sistematicamente i suoi grandi centri logistici. Gli attacchi hanno interessato strutture nella regione di Mosca, a San Pietroburgo, nel Caucaso settentrionale e in altre aree della Russia. A fine luglio Reuters riferiva che almeno otto magazzini, equivalenti a oltre il 10% della capacità logistica della società, erano stati colpiti.
La campagna è poi proseguita. Nelle ultime ore salgono ad almeno 20 le strutture Wildberries danneggiate o distrutte, con conseguenze non soltanto per il colosso dell’e-commerce ma anche per migliaia di piccoli commercianti che utilizzano la piattaforma per immagazzinare e vendere le proprie merci. Ieri, un altro attacco ha raggiunto un magazzino a Ekaterinburg, oltre 2.000 chilometri dal confine ucraino. L’incendio è stato domato dopo l’evacuazione di circa 800 dipendenti.
<blockquote class=“twitter-tweet” data-media-max-width=“560″><p lang=“en” dir=“ltr”>Footage of a Ukrainian FP-2 attack drone slamming into a Russian Wildberries distribution center in Yekaterinburg this morning. <br><br>The Russian distribution center, hit by multiple Ukrainian drones, is now ablaze. <a href=“https://t.co/W2r9t6f9q1″>pic.twitter.com/W2r9t6f9q1</a></p>— OSINTtechnical (@Osinttechnical) <a href=“https://x.com/Osinttechnical/status/2085587959999311904?ref_src=twsrc%5Etfw”>August 7, 2026</a></blockquote> <script async src=“https://platform.x.com/widgets.js” charset=“utf-8″></script>
Kiev sostiene che Wildberries non sia più soltanto un’impresa commerciale, ma faccia parte dell’infrastruttura logistica utilizzata dalla macchina bellica russa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostenuto che nei magazzini e attraverso la piattaforma vengano commercializzati e distribuiti componenti e attrezzature utilizzabili per scopi militari, compresi elementi legati ai droni. Mosca e Wildberries contestano questa rappresentazione.
La miliardaria, il Cremlino e il nuovo fronte economico della guerra
Wildberries non è un’azienda marginale. È uno dei nodi fondamentali del consumo russo. La piattaforma movimenta milioni di ordini e, insieme a Ozon e ad altri operatori, rappresenta una quota significativa dell’economia digitale russa. Il settore dell’e-commerce rappresenta, complessivamente, circa l’8,5% del Pil russo. Per questo gli attacchi hanno un effetto che va oltre il patrimonio personale della sua fondatrice.
Il Cremlino ha già iniziato a monitorare la situazione. A fine luglio il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che il governo sta seguendo le conseguenze degli attacchi, pur senza annunciare allora un intervento statale diretto, sebbene le autorità stiano valutando ristori alla società e ai venditori colpiti.
La donna che negli anni ha costruito un impero miliardario, oggi si trova a difendere il suo regno da un attacco che arriva da migliaia di chilometri di distanza. Una guerra contro la sua capacità di funzionare, contro un modello costruito sulla concentrazione della logistica. Quando una rete di enormi magazzini viene colpita ripetutamente, il danno si propaga: dai depositi ai venditori, dai venditori ai clienti, dai clienti ai consumi.
Ed è precisamente questo che rende Wildberries un bersaglio particolarmente interessante per Kiev: non colpire soltanto la Russia militare, ma la Russia economica che tiene insieme la normalità quotidiana russa.
