Case a graticcio e canali definiscono il centro storico di Stade, cittadina di circa 50mila abitanti in Bassa Sassonia. Un paesaggio urbano come tanti in Germania, tranquillo fino a ieri quando numerosi colpi d'arma da fuoco hanno scosso la quiete della città. Spari esplosi in un centro di accoglienza e sostegno per madri con figli sulla Dankersstraße, pochi minuti a piedi dal cuore antico di Stade. Sei i morti, uomini e donne tutti adulti, a cui si aggiungono diversi feriti anche in gravi condizioni. La furia omicida di chi ha aperto il fuoco, un turco nato in Germania che è in causa per l'affidamento della figlia di tre mesi, ha risparmiato bambini e giovani che, con le loro madri, sono ospitati in un centro della Stethu. Fondata nel 1999 a Stade, questa società ha l'obiettivo di fornire assistenza a giovani madri e ai loro figli, donne in difficoltà che possono ottenere sia un alloggio sia consulenza psicologica e lavorativa. "Le esigenze della madre e del bambino vengono prese in considerazione in egual misura", scrive sul suo sito web la Stethu aggiungendo di voler promuovere l'autonomia delle donne, l'assunzione di responsabilità per sé e i figli. A quante chiedono aiuto, questa società intende inoltre insegnare ad affrontare insieme alla prole le sfide quotidiane, "sviluppare e mettere in atto prospettive di futuro positive".
Intenti nobili sporcati dal sangue di innocenti uccisi da chi non voleva accettare tutto questo, da chi ha coltivato rancore e odio contro quelli che erano i propri affetti familiari fino alla decisione di uccidere. Per ora, con le indagini in corso, si sa che a sparare è stato un uomo tedesco di origini turche di 45 anni, nato ad Hannover. Avrebbe aperto il fuoco a causa della disputa sull'affidamento della figlia di 3 mesi, ospitata nel centro con la madre. Il sospetto omicida era noto alla polizia per minacce, ma non come violento. Non aveva il porto d'armi ed è fuggito a bordo di una Mercedes Gle43 Amg. Alla guida, una donna di 21 anni con stretti legami familiari con l'omicida. La polizia, intervenuta in forze sul posto, ha intimato l'alt. Quando l'auto ha proseguito la corsa, gli agenti hanno aperto il fuoco forando le gomme del veicolo, inseguito dalle volanti a sirene spiegate. La caccia ha avuto fine quando gli occupanti dell'auto hanno deciso di fermarsi fuori città, lasciandosi ammanettare senza opporre resistenza. C'è anche un terzo fermato, un giovane di 21 anni.
Gli inquirenti escludono la pista del terrorismo e dell'estremismo, così come ogni movente politico. Non si tratta neanche di un femminicidio, ma di una "tragedia familiare allargata" che ha avuto origine "nel contesto del centro di accoglienza per giovani", secondo la polizia di Lüneburg che sta indagando sugli omicidi.
Sei i corpi senza vita, quattro donne e due uomini: quattro vittime uccise sul colpo, una spirata sul posto dopo i tentativi di rianimazione e un'altra
deceduta in ospedale a seguito delle ferite riportate. Ancora una volta, in Germania come altrove, le relazioni familiari si sono fatte pericolose, insostenibili, l'amore si è mutato in odio fino alle estreme conseguenze.