La moschea improvvisata sulla spiaggia di Ceuta, occupata dai migranti illegali, è delimitata dai ciottoli più grossi. Tre sub sahariani si prostrano verso la Mecca indicata da un tubo conficcato per terra. Tutto attorno ci sono altri clandestini, i resti dell’ondata del 30 luglio, che hanno trasformato la spiaggia del Trampolin, nell’ultima parte della carretera Benitez, in un grande bivacco. Niente di male se assieme ai marocchini pregano Allah, ma la moschea artigianale sulla spiaggia sembra quasi un imprimatur dell’ultima invasione d’Europa. E diventa più preoccupante se la maggioranza degli oltre 70mila clandestini arrivati a Ceuta e costretti a tornare indietro sono originari o sono passati dalla regione attorno alla città di Fnideq, che gli spagnoli chiamano Castillejos, a ridosso del confine con l’exclave spagnola. Una zona povera e disagiata, storica culla del jihadismo in Marocco.

Quattrocento dei circa 1200 marocchini che si sono arruolati nel Califfato di Abu Bakr al Baghdadi, combattendo in Iraq, Siria e Libia sono originari di Fnideq o aree limitrofe. Non solo: sui 191 radicali islamici arrestati in Spagna fra il 2018 ed il 2023, l’8% era entrato nel paese illegalmente. E 15 terroristi hanno utilizzato la rete dei trafficanti di uomini come se fossero migranti. Dall’Italia il Viminale ha espulso, durante il governo Meloni, 255 persone per motivi di sicurezza nazionale. Trenta erano cittadini marocchini. Nella strage della stazione di Atocha a Madrid, l’attentato sulle Ramblas a Barcellona, l’assalto al Bataclan e altri gravi attentati erano coinvolti terroristi islamici originari del Marocco.
Il campanello d’allarme è la possibile infiltrazione jihadista fra i migranti illegali nell’ondata su Ceuta. La scora settimana il sindacato di polizia spagnola ha lanciato l’allarme su “una decina di jihadisti individuati”. In realtà i sospetti si concentrano su 2-3 individui, ma il numero potrebbe aumentare dopo l’analisi dei filmati delle telecamere di sicurezza al confine e dei video on line. “Ci vogliono almeno tre settimane” secondo una fonte confidenziale della nostra intelligence. Da oltre un decennio i servizi spagnoli e marocchini collaborano mettendo a segno retate dell’antiterrorismo nell’area di Fnideq, a ridosso di Ceuta, e non solo per estirpare le cellule jihadiste, che sono spesso in contatto con i movimenti terroristici del Sahel. Una cerniera con paesi come Mali e Niger, da dove arrivano parte dei sub sahariani rimasti nell’enclave spagnola.A chiudere il cerchio ci sono le vie della droga, che si intrecciano con le rotte dei trafficanti di uomini e finanziano i gruppi jihadisti. Una rete che ha una base pure a Ceuta dove sono stati scoperti tunnel per gli stupefacenti collegati al famigerato barrio El Principe, a maggioranza musulmana.

Il re della droga è il super ricercato Abdellah el Haj Sadek, nome di battaglia El Messi, in onore della star del calcio. L’Interpol gli da la caccia a anni e si nasconderebbe proprio nell’area di Fnideq, a ridosso di Ceuta, con spezzoni della sua rete a Gibilterra e Alcegiras, l’obiettivo dei migranti illegali rimasti nell’enclave spagnola. El Faro de Ceuta, portale d’informazione, ha rivelato che “da agosto i narcos hanno riorientato le loro operazioni verso il traffico di migranti utilizzando le stesse imbarcazioni impiegate per contrabbandare hashish verso la Spagna”. Gommoni, barche, yacht e moto d’acqua sono già state intercettate in direzione di Alcegiras e sulle coste vicine. Venerdì scorso, un natante con a bordo otto migranti è stata sorpresa a Punta Carnero. Alcuni scafisti sarebbero già stati arrestati a Ceuta e il passaggio più veloce “con la moto d’acqua costa 7mila euro”, scrive El Faro, una cifra che possono permettersi solo criminali o jihadisti infiltrati fra i migranti.
