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Cronaca internazionale

Un caffè a Gerusalemme apre durante lo Shabbat: è scontro tra ebrei laici e ultraortodossi

Il Basimta è una piccola caffetteria, diventata luogo simbolo della spaccatura profonda del popolo israeliano

Missile iraniano su Gerusalemme. E Israele chiude i luoghi di culto

Il centro di Gerusalemme, con le sue pietre bianche di una luce accecante nei mesi estivi, per la quinta settimana consecutiva è stato teatro di scontri per l’apertura del caffè Basimta il sabato. Una piccola caffetteria, il cui nome tradotto significa “nel vicolo”, è diventata un luogo simbolo della spaccatura tra laici e ultraortodossi in Israele. Gli israeliani laici si sono riuniti a fianco di Basimta contro le crescenti proteste degli ultraortodossi. Ma la disputa riguarda molto più di una semplice tazza di caffè, riguarda la sua apertura il sabato, che è shabbat (in yiddish “sabato”), festa per gli ebrei. Lo shabbat ricorda sia la redenzione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto che la creazione dell’universo da parte di Dio. I sostenitori del caffè vogliono che Gerusalemme rimanga una città libera. In realtà questa in corso è una battaglia per i diritti. Gli ebrei ultraortodossi di Israele sono comunemente chiamati Haredim in ebraico. Sono il gruppo demografico più religioso in Israele e in genere vivono separati dal resto della società per dedicarsi alla preghiera e al culto. Gli haredi non sono comunque un gruppo coeso o omogeneo, ma comprendono una diversità di orientamenti spirituali e culturali, che differiscono per ideologie e stili di vita, ma anche nella severità della pratica religiosa e teologia, e nell’isolamento che mantengono dalla cultura generale che li circonda. Secondo alcuni studiosi la parola ebraica ḥaredi deriva da harada, ovvero timore e ansia. Il significato sarebbe quindi colui che è ansioso, timoroso della parola dell’Altissimo. Sabato è stato un giorno movimentato attorno al bar. Per le strade vicine si è sentito all’improvviso gridare “Shabbat”, mentre gli ultraortodossi si avvicinavano al caffè. Questa volta, la polizia era preparata e i manifestanti non sono riusciti a disturbare chi era seduto. Le due fazioni però si sono scontrate verbalmente. Tutto ciò mentre centinaia di israeliani laici si sono presentati per sostenere i proprietari del caffè e contestare coloro che ne chiedono la chiusura. Quindici minuti dopo l’apertura, si era già formata una lunga fila di clienti. In decine hanno atteso più di un’ora per una tazza di caffè. E’ stata una vera e propria dimostrazione di idee contrapposte. “Vengo da Tel Aviv. L’accoglienza laica che si respira qui mi fa sentire benissimo”, ha raccontato Anat ad Haaretz, mentre aspettava in fila il suo caffè. “C’è un risveglio, la sensazione che non ci arrenderemo passivamente all’egemonia ultraortodossa e religiosa”. Ha poi proseguito: “Tutto inizia con il divieto di acquistare caffè di Shabbat, ma continuerà con le maniche che copriranno le spalle. Sto crescendo tre figlie qui e mi preoccupo per la loro libertà individuale tra 20 anni”, ha spiegato. Yoel Ben David, il proprietario della caffetteria ha aggiunto: “Saremo qui e continueremo ad aprire il sabato, e speriamo vivamente che i nostri sostenitori continuino a venire”. E ancora: “Per decenni, la comunità liberale e laica di Gerusalemme ha lottato per la libertà di fare ciò che desidera. Spero di poter essere d’aiuto a coloro che verranno dopo di me e affronteranno la stessa lotta”. Anche Roy è dello stesso parere: “Siamo qui per sostenere il caffè affinché Gerusalemme rimanga liberale e libera”. Un ultraortodosso invece ha affermato di essere lì per difendere la sacralità del giorno dello Shabbat. «Non andiamo nei quartieri laici a dire loro di diventare religiosi», ha affermato. Questa per il caffè Basimta è in realtà una lotta su cosa sia e voglia diventare veramente l’ebraismo. Come chiarisce Mia che fa l’architetto: “Noi abitanti di Gerusalemme, stiamo lottando per l’identità della città e per la nostra possibilità di viverci come vogliamo. È anche una lotta per l’identità del Paese, e Gerusalemme ne è un microcosmo”. Fu il primo ministro David Ben Gurion nel 1948 a esentare dagli obblighi di leva gli ebrei ultra-ortodossi. Attraverso un accordo chiamato “Torato umanuto” (in ebraico תּוֹרָתוֹ אֻמָּנוּתוֹ, tradotto: la Torah è il suo lavoro, un termine mutuato dal Talmud) agli Haredim fu permesso di evitare la coscrizione per dedicarsi allo studio dei testi sacri. E’ anche questa una battaglia in corso nel Paese. Come sulla vicenda di Basimta c’è in gioco molto di più del destino della caffetteria, c’è in gioco la concezione della cultura ebraica e del suo modello di convivenza.

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