M5s, ira degli esclusi. Di Maio sotto processo. E Grillo invoca Conte

Buffagni e Spadafora i più delusi. Dessì lascia, pronti nuovi addii: solo Giuseppi può evitarli

M5s, ira degli esclusi. Di Maio sotto processo. E Grillo invoca Conte

La verità è che la coperta è corta. Copri a destra e scopri a sinistra, poi viceversa. Dici di voler coprire il centro e restano tutti scontenti. Per non parlare dei delusi dalla partita dei sottosegretari. Orientarsi nel M5s è sempre più difficile. E se fino a ieri si lamentavano i ribelli ora si fanno i più governisti di tutti. Quelli rimasti senza incarichi, si intende. Raccontano che Stefano Buffagni, viceministro uscente al Mise, sia nero dalla rabbia. Mercoledì sera, appena appresi i nomi dei sottosegretari, ha riunito i suoi in un vertice improvvisato a Montecitorio. Non sono mancate le parole grosse nei confronti del reggente perpetuo Vito Crimi e di Luigi Di Maio. Toni forti, ribaditi a distanza di qualche ora. «Dopo questi mesi di gestione disastrosa del Movimento - scrive - dobbiamo lavorare per risollevarlo, per non distruggere un sogno che condividiamo da anni! Non molliamo, il paese soffre causa Covid e la priorità sono i nostri concittadini!». Quindi precisa di non voler lasciare il M5s.

In una diretta Facebook attacca Crimi senza nominarlo: «Via chi ha fallito e chi non è stato all'altezza». Anche Buffagni lancia la volata a Conte leader del M5s: «Auspico che Giuseppe sia con noi, è una risorsa per questo paese». Ma il partito dei delusi dalla trattativa sui posti di governo potrebbe creare problemi interni. Beppe Grillo sa benissimo che l'unico che può tenere la barra dritta è Giuseppe Conte. Perciò continua a corteggiarlo. Lo ha sentito proprio nelle ultime ore, mentre l'ex premier stava preparando la sua prima lezione universitaria post-Palazzo Chigi, prevista per oggi in diretta su Youtube. Conte parlerà della sue esperienza a Palazzo, ma nel M5s attendono un segnale. L'avvocato di Volturara, dopo un voto su Rousseau, è pronto ad accettare un incarico di coordinatore della nuova segreteria politica a cinque. Però anche lui chiede delle garanzie, in particolare sul ruolo di Davide Casaleggio e della su Associazione. Proprio per questo motivo dall'altro lato Grillo e Di Maio stanno accelerando per chiudere la questione con il guru. Si punta a un «contratto di servizio» con il M5s e a breve si arriverà a un accordo economico. Domenica potrebbe tenersi un vertice decisivo tra Grillo e lo stato maggiore del movimento a casa dell'ex comico.

«Abbiamo fatto un percorso che ha portato il Movimento a evolversi. Questo processo può essere totalmente definito con l'ingresso di Conte nel M5s», dice Di Maio a Repubblica. Nella stessa intervista dice pure che i Cinque Stelle sono diventati un partito «moderato e liberale». Polemiche nelle chat e non solo. Il senatore Andrea Cioffi scrive: «Moderati e liberali? No grazie!». L'espulso Nicola Morra accusa Di Maio di farsi sedurre dal potere. Dal fronte ribellista annuncia l'addio il senatore Emanuele Dessì, che aderisce alla componente degli espulsi «L'alternativa c'è». Tutto mentre si attendono smottamenti dal lato governista. Si diffonde la notizia di un incontro tra l'ex ministro Vincenzo Spadafora e Emilio Carelli, deputato fuoriuscito dal M5s che vuole creare una componente moderata di centrodestra. Carelli avrebbe incontrato anche altri otto parlamentari che si aspettavano un posto nel sottogoverno. Spadafora smentisce categoricamente la notizia. Un deputato dice: «Escludo l'addio di Spadafora ma non escludo che possano uscire Trizzino e altri». Oltre a Trizzino, potrebbe lasciare Mattia Fantinati. Solo l'arrivo di Conte al vertice del M5s può fermare l'esodo.

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