Ora è battaglia sulle paritarie Rischi penali, l'ira dei presidi

Al Miur le 100mila firme raccolte a sostegno dei patti educativi. I dirigenti contro l'assenza di uno «scudo»

La scuola riapre portando con sé nuove emergenze e annosi problemi insoluti. Continua a pesare la discriminazione tra scuole statali e paritarie, nonostante la legge le consideri entrambe pubbliche, situazione aggravata dalle complessità legate alla pandemia: così 100mila firme di protesta sono arrivate al ministero dell'Istruzione a sostegno dei costi standard e dei «patti educativi» con le paritarie. C'è il consueto caos delle supplenze e la grave mancanza di insegnanti di sostegno. Esplode il tema della responsabilità penale dei presidi e dei docenti scolatici, ritenuta eccessiva e impropria con le possibili conseguenze sanitarie e di sicurezza del Covid.

Nessuno scudo penale è infatti arrivato per i dirigenti scolastici né più in generale per le associazioni dei datori di lavoro. Il decreto Semplificazioni è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale senza l'emendamento sull'attenuazione della responsabilità penale per i dirigenti e docenti scolastici nell'applicazione delle norme anti-Covid. Il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, non si arrende: «Continueremo la nostra battaglia di civiltà giuridica per il principio della sostenibilità della responsabilità penale. Nei prossimi giorni l'Anp compirà ulteriori passi. Questo è un evidente indice della scarsa sensibilità della politica».

Il fronte delle paritarie è in agitazione con le sue 100mila firme arrivate in ministero, dalle sigle cattoliche Usmi e Cismi a Liberi di educare, Family Day, Pro Vita e famiglia e altre 50 associazioni. «Con la raccolta firme si intende tutelare il diritto all'istruzione promuovendo i patti con le paritarie che potrebbero dare una risposta concreta a quel 15 per cento degli alunni che la scuola non riesce ad assorbire, e rivedendo le linee di finanziamento del sistema scolastico» spiegano i promotori tra i quali la Giovanna d'Arco delle paritarie, suor Anna Monia Alfieri. Utilizzare a pieno le scuole paritarie (considerando anche i protocolli per la sicurezza chiesti da Cgil e Flc) potrebbe risolvere non pochi problemi di distanziamento ed evitare la morìa di istituti già in atto.

Le ultime tre scuole hanno alzato bandiera bianca il 12 settembre. Le prime lo avevano già fatto alla fine di aprile, nel pieno dell'emergenza Covid. A oggi sono 102 le paritarie che hanno chiuso, ma le previsioni temono che il destino di sbarrare i portoni ne colpisca 4000 su un totale di 12.000. Rimanendo a ciò che è già accaduto, sono 34 milioni e 136mila i costi aggiuntivi per lo Stato e accogliere tutti gli studenti delle paritarie nelle scuole statali porterebbe il conto complessivo a oltre 6 miliardi di euro. Uno studente della scuola statale costa 8000 euro contro i 700 euro per uno studente delle paritarie.

La richiesta dei firmatari è di ricorrere a un costo standard, come avviene in altri settori pubblici. «Questo è un sistema iniquo che crea dei privilegi - si legge nel documento con oltre 100mila firme -. Con il costo standard le famiglie che già usufruiscono delle paritarie potrebbero detrarre tutte le spese mentre coloro che le scelgono per la prima volta avrebbero a disposizione un bonus di 6mila euro». Conseguenze: «Grande risparmio per le casse dello Stato, libertà educativa e virtuosa concorrenza».

Continua intanto la guerra di cifre sulle supplenze. Il ministero dell'Istruzione fa sapere che non c'è stato nessun boom di supplenze rispetto agli scorsi anni, di aver fatto 110mila assegnazioni e che sono 66.654 i posti rimasti attualmente disponibili dopo le assunzioni a tempo indeterminato. La Gilda, sindacato degli insegnanti, replica che «le 110mila assegnazioni stridono con la realtà dei fatti: gravi ritardi, non siamo neanche a metà del guado». Quanto alle 66.654 cattedre rimaste libere, «considerato che i posti disponibili autorizzati dal Mef sono 84.808, quelli assegnati sono una cifra decisamente esigua».

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Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Ven, 18/09/2020 - 10:22

Hanno ragione i presidi. Non possono essere esposti a pesanti pene giudiziarie, per colpa di ministri incapaci. Hanno diritto anche loro, come tutti, alla tutela giuridica.