Record di morti, ma la curva scende

Ieri 853 vittime, positività al 12%. Rezza: "Immunità con 42 milioni di vaccinati"

Record di morti, ma la curva scende

Ieri ci sono stati 23.232 casi, in leggero aumento rispetto a lunedì ma con 40mila tamponi in più. Purtroppo accompagnati da 853 decessi, il dato più alto della seconda ondata. Lo ha detto il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, al punto stampa al ministero sull'analisi della situazione epidemiologica. In totale hanno perso la vita 51.306 persone.

«Oggi 188.659 tamponi - ha spiegato Rezza - ed è diminuita la proporzione di positivi sul totale dei tamponi. Però è brutto il dato dei decessi, 853, in aumento di 200 rispetto a lunedì. Un numero purtroppo alto. Come sappiamo anche quando tendono a diminuire i nuovi casi grazie all'impatto delle misure prese gli indicatori che calano per ultimi sono proprio quelli relativi al sovraccarico delle terapie intensive e al numero dei decessi. C'è cauto ottimismo perchè diminuiscono i positivi, controbilanciato da questi numeri sui decessi, sappiamo che gli effetti di questa lunga scia si vedranno per diverso tempo. L'incidenza dei casi di Covid-19 in Italia è ancora elevata, supera 730 per 100mila abitanti, il che vuol dire che bisogna continuare a prendere delle precauzioni». Rezza ha chiarito che «in quasi tutte le regioni abbiamo una diminuzione dei casi molto forte». Nei dati «c'è qualcosa di positivo ma anche qualcosa di negativo che necessita di tenere alta la guardia», ha aggiunto. «Il numero dei nuovi infetti è ancora troppo alto, quando saremo sotto 50 nuovi casi su 100mila abitanti potremo cominciare a essere sollevati. La scorsa settimana l'incidenza era di 730 nuovi casi per 100mila abitanti, nonostante l'Rt sia in discesa».

A fronte del leggero aumento dei nuovi casi scende la percentuale positivi/tamponi: 12,31% quando ieri era al 15,4%. I guariti sono in tutto 605.330.

La regione con più casi quotidiani rimane la Lombardia, sebbene in lento ma costante calo con un +4.886, seguita da Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Il totale dei contagi sale così a 1.455.022.

Si conferma il trend in frenata delle terapie intensive, +6 (lunedì +9), uno degli incrementi più bassi da due mesi, per un totale di 3.816. Scendono sensibilmente i ricoveri ordinari, -120, per un totale di 34.577.

Secondo il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli il rapporto positivi-tamponi a 12,31 per cento, «conferma una chiara riduzione della trasmissibilità. Le terapie intensive sono 6, i ricoveri 120 - ha sottolineato - Indubitabilmente questi indicatori vanno nella riduzione sperata, e servono per trovare ulteriore motivazione a perseguire tutta la strategia messa a punto». «I numeri attuali non rendono compatibile un'ipotesi di riapertura, vorrebbe dire esporre tutto il Paese a una ripresa della curva epidemica», ha detto Locatelli in merito all'ipotesi di riaprire allo sci. «L'attività sciistica - ha ribadito - in questo momento non è compatibile con i numeri che continuiamo a vedere».

Il presidente del Consiglio superiore di Sanità ha poi definito assolutamente «falso» che il Paese non stia pensando ad una strategia di pianificazioni e distribuzione dei vaccini.

A chiarire la situazione Rezza, «Grosso modo almeno tra il 60% e il 70% della popolazione dovrebbe essere vaccinata contro il virus per ottenere l'immunità di gregge». «Dobbiamo guardare all'indice di contagiosità - ha aggiunto - che determina il numero delle persone contagiate da un caso positivo: più è alto l'Rt, più servirà estendere la campagna di vaccinazione ed arrivare in sostanza a milioni di persone nel nostro Paese».