Renzi salva ancora il governo E lancia il "sindaco d'Italia"

Il leader Iv avvisa Conte: «Non voglio morire grillino» La sfida: «Introduciamo l'elezione diretta del premier»

Renzi salva ancora il governo E lancia il "sindaco d'Italia"

Beve la spremuta, poi fa la tigre. «Roar», dice, e accompagna il verso con il gesto di una zampata. «Io sono buono, però non voglio morire grillino. Abbiamo passato giornate difficili, inspiegabili per chi ci ascolta da casa, solo che non voglio diventare la sesta stella». Sarà pure buono, Matteo Renzi, certo non è la tigre di carta di leninista memoria di cui parlava Bettini: Giuseppe Conte è nel suo mirino, ma non subito, Pasqua è la data ultima per un'intesa sulla prescrizione. «Se per allora non si troverà un accordo sulla giustizia, chiederemo la sfiducia individuale per il ministro Bonafede». Sarà crisi? Lui dice di no. «Domani votiamo la fiducia al testo sulle intercettazioni. E se anche il governo dovesse cadere, non credo si voterà prima del 2021». Intanto mette parecchia carne al fuoco. «Serve un piano shock per l'Italia. Facciamo ripartire i cantieri delle opere pubbliche già finanziate nominando i commissari. E serve una profonda riforma istituzionale: portiamo avanti l'unico sistema che funziona, quello dei sindaci, e introduciamo l'elezione diretta del presidente del Consiglio». Quanto a Conte, «inizi a cancellare il reddito di cittadinanza e metta quei soldi nel taglio delle tasse alle aziende».

Per i grillini non è davvero un invito a nozze. Comunque siamo ancora al penultimatum. Doveva spaccare tutto, demolire Conte, invece il Renzi che compare a Porta a Porta sembra addirittura quasi conciliante. «Tutti noi dovremmo darci una regolata, io per primo». Nessuna guerra al premier, giura, nessuna corda tirata per scopi personali. «Hanno provato a buttarci fuori dalla maggioranza e non ci sono riusciti, raccogliendo i senatori cosiddetti responsabili. Hanno fatto male i conti. Certo, il governo deve verificare se può andare avanti o no, ma il Parlamento non vuole andare a casa». Forte di questa constatazione, il leader di Italia Viva pone le sue condizioni. La giustizia, innanzitutto, «una battaglia di civiltà: gli italiani hanno speso 760 milioni per gli errori giudiziari». L'economia. «Si devono aprire cento cantieri pubblici, già progettati e già finanziati, che daranno lavoro e risolveranno i problemi di molti territori, e si devono scegliere cento commissari straordinari, come è stato fatto per Genova e l'Expo».

Poi, le riforme. «Siamo bloccati da veti e ricatti. Siccome non si può andare avanti così, lancio un appello a tutte le forze politiche: fermiamoci un attimo e portiamo il metodo dei sindaci a livello nazionale, eleggiamo il sindaco d'Italia». Per Renzi ci sono due strade. «La prima è quella del Patto del Nazareno, che non toccava la forma del governo: Berlusconi non votava le nostre leggi però c'era un accordo per cambiare insieme le regole. La seconda via e quella del governo Maccanico, quello che non vide mai la luce nel 1996, un esecutivo istituzionale nato apposta per le riforme». Matteo si rivolge a tutti, Salvini, Zingaretti, Meloni, Berlusconi, Crimi, Di Mario, e annuncia una raccolta di firme.

L'elezione diretta, sostiene, e l'unico modo per uscire dalla palude. «Siamo in una fase in cui tutti litigano e a me che sono coerente sulla giustizia dicono che sono matto». Sembra una spallata a Conte. «Non ho problemi personali con lui, non lo voglio sfiduciare. È lui che sfiducia gli italiani. Lui oggi ha detto una cosa giusta e lo difendo per quello che andrà a dire in Europa. Ma se davvero vuole curare l'economia, deve rendersi cento che il reddito di cittadinanza è un fallimento. Hanno messo soldi per 2,3 milioni di persone e solo l'1,7% ha trovato lavoro... tra questi pure il mafioso Scotto». Conclusione: «Occhio, che arriva la recessione e i posti di lavoro saltano». Al reggente grillino Crimi, però, saltano i nervi: «Ennesima pagliacciata in tv da parte di chi ha paura. È inaffidabile».